Ibis eremita ancora nel mirino dei bracconieri. Abbattuto un altro esemplare

Il Parco Natura Viva partecipa al progetto per riportare in Europa questa specie protetta, ma le ultime uccisioni rischiano di compromettere "seriamente tutto il lavoro che abbiamo svolto negli anni"

Ad una settimana dal ritrovamento del corpo senza vita di Kato, giovane Ibis eremita impallinato il primo giorno della stagione venatoria a Punta Ala (Gr), l’8 settembre scorso un altro Ibis eremita è stato ucciso da un bracconiere e lasciato morire nei pressi di un torrente, stavolta in provincia di Vicenza. Si tratta di Tara, uccello esperto di 5 anni, che aveva imparato la rotta di svernamento grazie ad una passata migrazione guidata dall’uomo e ora stava accompagnando il giovane Enno da Salisburgo verso Orbetello, nel pieno della migrazione autunnale. La sua radiografia post mortem ha evidenziato numerosi pallini in tutto il corpo e anche un proiettile nell'area dorsale, forse causato da un'arma ad aria compressa, partito da una distanza molto ravvicinata.

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Urliamo l’appello affinchè non si spari agli Ibis eremita! Si tratta di una specie estinta in Europa da 400 anni, che il progetto europeo LIFE+ 12-BIO_AT_000143 'Reason for hope' sta tentando di riportare nei nostri cieli”, sottolinea Cesare Avesani Zaborra, direttore scientifico del Parco Natura Viva di Bussolengo, unico partner italiano del progetto di reintroduzione. “Se avvistate Ibis in difficoltà, contattate il Parco Natura Viva allo 045.7170113: in questo momento stanno volando nei cieli italiani altri 17 Ibis che compiono il viaggio migratorio verso Orbetello, mentre 20 sono già arrivati a destinazione e se gli esemplari adulti, che hanno già imparato la rotta di svernamento dall’Austria alla Toscana, continueranno ad essere abbattuti, non ci sarà nessuna speranza nemmeno per i giovani”.

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“L’uccisione per mano dei bracconieri di due esemplari nel giro di 8 giorni e a stagione venatoria appena iniziata - spiega Johannes Fritz, capo-progetto del Waldrappteam - compromette seriamente tutto il lavoro che abbiamo svolto negli anni per riportare l’Ibis eremita a vivere in Europa. Chiediamo alle associazioni venatorie nostre partner di agire in maniera decisa per contrastare la piaga della caccia illegale, che danneggia la reputazione internazionale dell’Italia e della sua comunità venatoria”. Prima di Kato e Tara infatti, c’è stata l’uccisione di Goja e Jedi, per i quali il cacciatore è stato condannato meno di un mese fa alla sospensione della licenza di caccia e ad una sanzione pecuniaria.

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