Traforo, il Consiglio di Stato dà ragione al Comune ma nega gli 8 milioni

Modificata in parte la sentenza del Tar. Bertucco: «Amaro in bocca. I giudici hanno deciso di ripartire le spese di lite e di restituire la cauzione a Technital»

Foto di repertorio

La sentenza del Consiglio di Stato sul traforo costringe tutti a prendere atto della fine di questa lunghissima vicenda amministrativa il cui esito tuttavia non è mai stato scontato.

Il consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune Michele Bertucco inizia così il suo commento sulla sentenza che modifica quanto deciso nel 2017 dal Tar di Venezia. Resta invariato il giudizio sull'operato dei dirigenti del Comune di Verona che dichiararono decaduta la proposta di Technital di realizzare l'opera. Per i giudici, i dirigenti presero la decisione giusta, perché il progetto non era più bancabile. E questa è la parte della sentenza che piace a Bertucco, il quale è sempre stato contrario al Traforo delle Torricelle, sostenendo anche l'attività del comitato dei cittadini come lui contrari. «Senza l'attività del comitato anti-traforo e senza il mio impegno in consiglio comunale, che hanno marcato stretto ogni passaggio amministrativo - scrive Bertucco - la città avrebbe corso il serio pericolo di vedersi approvare un progetto claudicante, ingiustificabile sotto ogni aspetto e che l'avrebbe trascinata in un infinito cantiere mangiasoldi come ce ne sono tanti in Italia».

La sentenza del Consiglio di Stato modifica però la parte in cui Technital avrebbe dovuto pagare una cauzione al Comune di oltre otto milioni di euro. Quei soldi non li dovrà più pagare, sostengono i giudici, perché la colpa della mancata realizzazione dell'opera non è imputabile a Technital ma alla crisi economica. «Tanto ha fatto la precedente amministrazione in favore dei promotori del traforo - aggiunge amareggiato Bertucco - arrivando ad esercitare fortissime pressioni contro gli stessi dirigenti comunali, che i giudici hanno infine deciso di ripartire le spese di lite e di restituire la cauzione alla ditta. Sotto questo aspetto la sentenza lascia ovviamente l'amaro in bocca».

Su quel progetto di traforo delle Torricelle dovrebbe essere stata scritta la parola fine, ma non sull'idea di un passante a Nord della città di Verona che piace all'attuale amministrazione scaligera. Non parla di traforo, ma di traforino il sindaco Federico Sboarina, e per il consigliere Bertucco questo è sconcertante. «Si riprende a parlare di mega-opere invasive ad occhio e croce, in assenza di ogni seria programmazione urbanistica e di una visione di città - conclude il consigliere di Verona e Sinistra in Comune - Del resto Sboarina, Zanotto, Polato, Padovani, Maschio erano nella stessa giunta o maggioranza di Tosi che approvò il project financing del traforo. Non hanno mai alzato un dito contro le decisioni del loro ex sindaco. Staremo dunque a vedere chi, tra loro, sarà il prossimo a salire sulle Torricelle per confermare: "sì, è evidente che qua serve un traforo"».

E per il Partito Democratico di Verona: «Un progetto valido di traforo non è mai stato visto». I consiglieri comunali Federico Benini, Elisa La Paglia e Stefano Vallani e il segretario del PD di Verona Luigi Ugoli indicano che: «Il primo progetto risultava troppo costoso; il secondo, quello a due tempi, troppo sbilanciato a sfavore del Comune; la terza versione non è mai stata prodotta. Di qui la decisione degli uffici di revocare la concessione».
Il PD veronese ribadisce poi la sua linea:

Prima di pensare a nuove strade occorre ragionare su dati e flussi di traffico certi. Il Piano della Mobilità Sostenibile (se fatto bene) potrà dirci molto su come migliorare i nostri quartieri. Ad esempio: sull’asse del Teatro Romano insistono 13 scuole con traffico annesso, non sarebbe il caso di parlare anche di poli scolastici? O ancora: di quanto alleggerirebbe l'asse Parona-Porta Vescovo la riattivazione delle vecchie stazioni ferroviarie? La città merita soluzioni meditate ed efficaci, non soluzioni ad effetto ed improvvisate. Se continuiamo a ragionare su un modello di mobilità autocentrico non ne usciremo mai: possiamo spostare le macchine, metterci in colonna in luoghi diversi ma sprecheremo sempre il nostro tempo per strada e a cercare parcheggio. La Verona del futuro, quella che migliora la qualità della nostra vita, merita soluzioni meno improvvisate. Pertanto invitiamo l’amministrazione a sgombrare il tavolo da ogni pregiudizio e confrontarsi apertamente sui problemi della mobilità cittadina, cominciando col togliere la previsione di traforo dal piano triennale delle opere.

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