Spettacolo "gay-friendly" al Camploy: l'Ass. Briani criticata si difende, ma andrebbe difesa

Lo stato dell'arte: il circolo tradizionalista cattolico Christus Rex ha chiesto le dimissioni dell'assessore alla Cultura del Comune di Verona Francesca Briani dopo che al Teatro Camploy si è svolto uno spettacolo "colpevole" di essere un testo "che tratta di omosessuali"

L'assessore alla Cultura Francesca Briani a fianco del sindaco Federico Sboarina

Era da un po' di anni che a Verona mancava un assessore alla Cultura, da qualche mese c'è, l'incarico lo ricopre la dott.ssa Francesca Briani, e in merito al suo operato è ovviamente troppo presto per stilare un bilancio. Ma il dato, clamoroso quanto forse non del tutto inaspettato, è che ad oggi la sua poltrona traballa, o quantomeno riceve scossoni virulenti. Il motivo va forse ricercato più che nelle sue concrete azioni, nella singolare reazione che una parte di cittadinanza veronese, la più oltranzista e ispirata, diciamo così, dal soffio divino, ha avuto dinanzi al dato, concreto e reale, di avere infine una giunta comunale dotatasi di un Assessorato alla Cultura.

La dott.ssa Briani, volente o nolente, incarna cioè istituzionalmente "tutto" quel che ha a che fare con la "cultura" a Verona, - questa la logica sorprendente di chi oggi l'attacca e critica - pertanto è sua responsabilità che "ogni cosa", dalle manifestazioni, agli spettacoli, ai concerti etc., che si tenga sul suolo comunale, sia ben allineata al programma della lista del sindaco Sboarina che, alla dott.ssa Briani, ha affidato la suddetta delega. Detto in estrema sintesi: avere un assessore alla Cultura, seguendo questa logica, sarebbe un po' come avere un "poliziotto di quartiere" incaricato di sorvegliare (e casomai punire i trasgressori) che, in ambito culturale, nella città di Verona tutto fili liscio.

Al centro delle tante polemiche degli ultimi mesi, vi è stato spesso il controverso concetto di "famiglia naturale", tanto facilmente impiegato, quanto in realtà ricco di ambiguità, là dove non brutali semplificazioni e comunque tutt'altro che scevro dall'essere oggetto di intricate disquisizioni giuridiche e che, in ogni caso, meriterebbe cautela e opportuni approfondimenti invece di essere sbandierato alla leggera. Si ricorderanno facilmente la vicenda "Tocatì e Biblioteca Vivente", così come le critiche per il concerto di Elton John in Arena mosse e poi smentite dal Popolo della Famiglia. Le ultime in ordine di tempo sono quelle legate a un convegno in Università dal titolo "Richiedenti asilo. Orientamento sessuale e identità di genere", ma anche in relazione allo spettacolo teatrale "Solo RH" andato in scena giovedì sera al Camploy, diretto da Tommaso Rossi che collabora con lo stesso teatro alla programmazione della stagione artistica, "colpevole" di essere un testo «che tratta di omosessuali», secondo le parole del primo inquisitore Matteo Castagna, noto esponente del movimento tradizionalista cattolico "Christus Rex".

Ora, criticare resta pur sempre legittimo, un po' meno lo è il fatto che critiche come quelle mosse dal circolo cattolico "Christus Rex" trovino così tanto spazio e vengano prese così tanto sul serio dal primo cittadino di Verona Federico Sboarina, il quale stando al suo mandato dovrebbe sempre cercare di rappresentare l'intera cittadinanza. Matteo Castagna in una nota molto polemica era arrivato a chiedere persino le dimissioni di Francesca Briani, poiché il suddetto spettacolo al Camploy «a quanto pare ha avuto il benestare dell’assessore alla Cultura». Nelle ultime ore, il sindaco avrebbe anche avuto un "colloquio privato" con Castagna, al termine del quale quest'ultimo si è detto «soddisfatto» per quanto riferito da Sboarina, «fermissimo sulla linea "no gender" che caratterizza il programma dell'Amministrazione di Verona, sia della conseguente retromarcia dell'Assessore Francesca Briani». La stessa Briani era stata in precedenza definita da Castagna una che «appare progressista (quasi fosse una colpa! ndr), che, a livello culturale non ha portato nulla o molto poco ai cittadini dell’area di centro-destra che l’hanno votata. Una gay-friendly col vestitino di destra ma la testa a sinistra». 

Evidentemente richiamata all'ordine, la dott.ssa Francesca Briani aveva precisato in un'intervista rilasciata al quotidiano L'Arena che «su centinaia di serate che ogni anno il Comune promuove per dare un'offerta culturale la più ampia possibile, è normale che si tocchino tante tematiche differenti», aggiungendo infine onde evitare ulteriori equivoci che «per noi, la famiglia tradizionale è il nucleo fondante della nostra società, che difendiamo da chi voglia equipararla ad altro. Questo è un punto fermo del nostro programma».

Ecco, prendiamo per l'appunto in mano il programma della lista Battiti per Verona e leggiamo a pagina 26 che «famiglia per noi è quella fra un uomo e una donna, altre non ve ne sono», così come che dovranno essere promosse «politiche di sostegno alla formazione della famiglia, spazi ad esse dedicati con flessibilità di orari affinché il genitore possa contribuire a farli funzionare con il proprio tempo libero». Quel che non si legge, per lo meno non in modo esplicito, anche nel programma della lista del sindaco, è che uno spettacolo teatrale "gay-friendly" debba essere rimosso dai cartelloni delle rassegne cittadine, o che un cantante dichiaratamente omosessuale non si possa esibire in Arena. In materia di "cultura", a nostro avviso, il vero e proprio passaggio decisivo del programma di Battiti per Verona, risulta essere quello contenuto a pagina 15:

«Ad un’amministrazione non compete solo creare forme di svago o manifestazioni culturali di vario genere. Deve anche avere un indirizzo riaggregativo: deve creare radicamento. Questo significa decidere quali iniziative culturali promuovere e quali non. Questo non significa vietare alcunché, ma l’Amministrazione in quanto politica è legittimata a considerare e a dare primaria importanza a manifestazioni culturali per rilanciare il fondamento stesso della comunità. Il pluralismo è garantito, solo non vi è patrocinio».

In base a come si scelga d'interpretare tale passo, cioè in modo letterale oppure volendo seguire la tendenza che esso indica, ci troveremo dinanzi a quella che, da un lato, potremmo definire una sorta di "volontà di censura comunale mascherata" in ambito culturale, dall'altro a una forma di "vigorosa ingerenza comunale" nelle scelte culturali cittadine, fatta però salva la necessità di «garantire il pluralismo». Contestare alcune posizioni, come quelle che probabilmente infastidiranno molto Matteo Castagna e che verranno espresse nel corso del convegno "Richiedenti asilo. Orientamento sessuale e identità di genere", può essere fatto in molti modi, ad esempio partecipando all'incontro, chiedendo la parola e rivolgendo le proprie domande e perplessità agli oratori. Allo stesso modo chi non voleva assistere allo spettacolo teatrale del regista Tommaso Rossi, ha tranquillamente potuto disertare il Camploy standosene a casa a guardare la televisione. Altra cosa è invece minacciare pubblicamente, così come fatto da Luca Castellini di Forza Nuova che «l'incontro gay-profughi è un affronto alla città di Verona e va vietato; o ci pensa qualcuno o lo impediremo noi». La domanda dunque è, a quale "cultura" politica appartiene la destra rappresentata dal sindaco di Verona Federico Sboarina, quella del confronto civile, sia anche acceso, e difesa legittima delle proprie idee, o quella delle minacce e delle censure preventive? In merito il programma di Battiti non fornisce risposta esplicita (non affrontando nemmeno, come è ovvio che sia, il problema in questi termini), salvo indicare che «decidere quali iniziative culturali promuovere», «non significa vietare alcunché», ma solo non attribuire il patrocinio a talune piuttosto che ad altre attività. Restiamo dunque, orsù, fedeli al programma.

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Stupisce ad ogni modo quest'oggi il silenzio assordante che circonda nelle ultime ore l'assessore alla Cultura Francesca Briani, innanzitutto proprio l'assenza di dichiarazioni da parte del sindaco in suo appoggio. A smuovere le acque ci ha pensato un'altra famigerata "progressista" della giunta Sboarina come l'assessore all'Urbanistica Ilaria Segala che dal suo profilo Facebook ha lanciato l'hashtag #iostoconlabriani. Non sarà molto, ma è qualcosa. In merito alle due possibili interpretazioni avanzate in precedenza del passaggio citato di pagina 15 del programma di Battiti per Verona, pur nella totale non condivisione del passo stesso, ma noi personalmente continuiamo, nonostante tutto, a voler credere sia maggiormente legittima quella letterale, che vi vedrebbe cioè affermata la necessità di una semplice "ingerenza nel rispetto del pluralismo"; al sindaco e all'amministrazione spetta il compito istituzionale di non smentirci.

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