Censura al Tocatì, le opposizioni attaccano. Sboarina si difende: "Contesto sbagliato"

Il sindaco dice di essere "contro le discriminazioni e favorevole al confronto", ma aggiunge, "in contesti diversi". Dalle opposizioni monta invece la veemente protesta di chi sostiene che si sia arrecato un grave danno d'immagine all'intera città di Verona: "Il Comune è un ente laico chiamato a rappresentare tutti i cittadini di tutti gli orientamenti ideologici o sessuali"

"Biblioteca Vivente" in Biblioteca Civica a Verona nell'aprile del 2012 (ph Facebook)

Non sarebbe l'omofobia il motivo scatenante la cancellazione dell'evento "Biblioteca Vivente", inserito nella programmazione del Tocatì 2017, imposta dal Comune di Verona dopo le sollecitazioni da parte del Popolo della Famiglia delle scorse ore. È quanto prova a sostenere il primo cittadino di Verona Federico Sboarina, dopo che il caso ha inevitabilmente scatenato non poche polemiche. Il sindaco nega ogni volontà di discriminazione e riconduce la decisione alla scarsa attinenza dell'evento "Biblioteca Vivente" con il tema del festival, aggiungendo di essere favorevole al confronto "ma nei contesti adeguati":

«Il tema che quest’anno sarebbe stato affrontato dall’iniziativa "Biblioteca Vivente" è importante e tocca la coscienza di ciascuno. Per questo è fondamentale capirsi bene sulla questione. Io sono contrario alle discriminazioni, per qualsiasi categoria di persone. Le ghettizzazioni non sono mai una cosa positiva e il rispetto dell’altro è uno dei pilastri della nostra civiltà.

Sono, però, convinto che ci debbano essere modi, tempi e luoghi per il confronto e per trattare i singoli contenuti, soprattutto quelli che attengono alla sensibilità di ciascuno di noi. Quindi, l’aspetto che eccepisco al programma di quest’anno di "Biblioteca Vivente" è che non sia in linea al contesto del Tocatì, che è il festival internazionale dei giochi di strada. L’azione culturale importante di abbattimento dei pregiudizi ritengo vada collocata in contesti diversi».

Alla luce delle dichiarazioni del sindaco sull'argomento, decisamente più rappresentative dell'Avvocato Sboarina che non del primo cittadino di Verona, l'unica domanda che a questo punto sorge spontanea e si vorrebbe rivolgergli è allora questa: qual è dunque il "contesto adeguato" per lasciare che i protagonisti del progetto "Biblioteca Vivente" possano spiegare al proprio uditorio che cosa significhi essere vittime di pregiudizi e discriminazioni attraverso l'interpretazione attoriale di libri che hanno come titoli, ad esempio, "Semplicemente gay", "Lesbica e va bene così", o ancora "Mio figlio gay"? Esiste un tale luogo, possibilmente pubblico, nella città di Verona?

Nel frattempo le opposizioni politiche hanno preso posizione, denunciando quella che giudicano senza mezzi termini l'ennesima prova della "deriva oscurantista" intrapresa dalla nuova amministrazione comunale. L'On. Mattia Fantinati, portavoce alla Camera del M5S e che avrebbe dovuto oggi presenziare a Verona per l'inaugurazione del Tocatì, ha fatto sapere che non ci sarà per protesta: «Ho deciso di non partecipare all'inaugurazione del Festival Internazionale dei Giochi in Strada - Tocatì perchè contrario alla scelta del Sindaco Sboarina di annullare gli incontri di orientamento sessuale alla Biblioteca Civica, in programma proprio nella manifestazione al via oggi. Un episodio gravissimo che si aggiunge a quello accaduto i primi di luglio di quest'anno, momento in cui il Sindaco aveva deciso di bandire dalle scuole i libri che trattavano di famiglie cosiddette "gender". Il quadro che si sta delineando è quello di una amministrazione retrograda, medioevale ed anacronistica». 

Francesca Businarolo, altra deputata del M5S ha a sua volta rincarato la dose: «La decisione di sospendere la biblioteca vivente, un evento presente, a Verona, da ben nove anni è inquietante. L’iniziativa in sé, di stampo sociale, è volta a promuovere la diversità e la tolleranza. È davvero incredibile che qualcuno abbia avanzato delle perplessità, o addirittura delle accuse davanti a una manifestazione così civile». Lo stesso consigliere pentastellato Alessandro Gennari ha poi spostato l'attenzione anche sull'importanza che un sindaco s'impegni per essere rappresentativo dell'intera città, e non solamente di una sua parte: «Dopo l'indice dei libri ora si vietano le manifestazioni culturali. Credo che il primo cittadino sia sindaco di tutti indistintamente anche di chi ad oggi, anno Domini 2017, non si vuole vedere ma c'è. Sindaco di ogni veronese, senza distinzione di sesso, razza e credo religioso».

Dal fronte del Partito Democratico, invece, l'atto di censura viene non solo condannato, ma anche letto in chiave strettamente politica, in funzione cioè della oramai prossima elezione delle varie presidenze nelle Circoscrizioni di Verona: «La censura della Biblioteca Vivente al Tocatì, chiesta e ottenuta da un piccolo gruppo politico formato da soli tre consiglieri di Circoscrizione che non fa nemmeno parte della maggioranza di governo, - spiega Elisa La Paglia, consigliere comunale Pd Verona - ci dice che la campagna acquisiti per le presidenze delle Circoscrizioni è stata avviata, e che non si fermerà davanti a nulla, nemmeno a costo di screditare l’intera città sulla quale si riversa l’ennesima dimostrazione di chiusura e oscurantismo. Del resto chi si assomiglia si piglia».

Elisa la Paglia entra poi nel merito dell'attività promossa nel corso di diversi anni dalla Fondazione San Zeno Onlus e ne difende a spada tratta l'operato fin qui svolto: «La Biblioteca vivente non è un progetto nuovo, è un evento collaudato che si tiene ormai da dieci anni con precise finalità didattiche che hanno a che vedere con l’educazione alle differenze contro le discriminazioni di ogni tipo, contro il bullismo, a favore dei diritti umani. Il fatto che la paura di un argomento giudicato scabroso porti ad oscurare tutte le 25 tematiche del progetto è un effetto grottesco tipico di ogni censura. Danno nel danno, - conclude la consigliera - ad essere censurati non sono libri di carta ma libri viventi, ovvero persone che non sono lì per raccontare di favole o di ideologie, ma di esperienze realmente vissute».

Sarcastica e provocatoria è poi stata la reazione del Circolo Pink che ha voluto ricordare le origini popolari "da osteria" del Festival Tocatì: «Il Tocatì è nato all'osteria della "Carega" da un gruppo di amiconi che l'attuale sindaco sdegnerebbe assai. Cresciuto in fama e coi finanziamenti di un assessore proveniente dalla sinistra extraparlamentare eletto con i DS prima poi Ulivo poi PD, Ivan Zerbato. Il marchio del Tocatì diventato famoso nel mondo è opera del compianto e mai dimenticato disegnatore Gianni Burato che prestava la sua opera nel giornale satirico "Verona Infedele". Anche lui uomo di sinistra. Abolire il Tocatì in toto quindi sarebbe più coerente che vietare gli spazi comunali alla "Biblioteca Vivente"».

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Michele Bertucco, consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune, ha a sua volta voluto ricordare a Federico Sboarina quelli che dovrebbero essere i compiti di un sindaco, anzitutto cioè rappresentare la propria cittadinanza nella sua interezza: «Fino a prova contraria il Comune è un ente laico chiamato a rappresentare tutti i cittadini di tutti gli orientamenti ideologici o sessuali, farsi imporre dei veti di carattere etico e religioso squalifica non solo la carica del Sindaco ma anche il ruolo dell’istituzione che rappresenta. Tali ingerenze in manifestazioni che da anni regalano prestigio alla città in campo internazionale costituiscono inoltre un clamoroso autogol in termini di immagine per Verona che passa per un luogo di estremisti e di fissati col sesso e la religione. Ma in campagna elettorale Sboarina non aveva giurato a televisioni unificate di amare la città sopra ogni altra cosa?».

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