Coronavirus nelle case di riposo venete: «Contagi nel 24% delle strutture»

Oltre ai dati forniti quotidianamente dal presidente regionale Luca Zaia, nell'aggiornamento odierno c'è stato un focus sulle rsa fornito dall'assessore Manuela Lanzarin

 

Il bollettino delle giornata di oggi, 20 aprile, un breve intervento, le risposte alle domande e poi i dati sulla diffusione del coronavirus nelle case di riposo venete. È stato strutturato in questo modo l'aggiornamento odierno della Regione Veneto, aperto dal presidente Luca Zaia e chiuso dall'assessore alla sanità e al sociale Manuela Lanzarin.

Zaia ha iniziato, come al solito, con la lettura dei dati regionali sui contagi e sui pazienti Covid negli ospedali, dichiarando inoltre che sono stati processati tutti i test a tampone che erano nei magazzini in attesa di essere esaminati. «Non ci sono più giacenze - ha detto il presidente regionale - E questo permetterà alle Ulss del Veneto per essere più performanti».

Il breve intervento del presidente Zaia si è concentrato su due temi: le donazioni al conto corrente aperto dalla Regione per l'emergenza coronavirus e la ripartenza. I cittadini continuano a donare e a sostenere quindi l'ente regionale. Sono stati raccolti 55 milioni di euro e i donatori sono quasi 35mila. «Capisco che 55 milioni di euro può sembrare una gran cifra, ma non è sufficiente per tutto quello che abbiamo speso - ha detto Zaia - Non vuol dire che vogliamo pagare tutto con le donazioni, però speriamo che non si fermino»
E sulla riapertura prevista per maggio, è stata ribadita la posizione della Regione Veneto: «Se il Governo, con la validazione del comitato scientifico, decide che con gradualità le attività possano aprire, noi siamo pronti - ha spiegatoil presidente Zaia - Ma la ripartenza deve essere fatta con l'accordo dei lavoratori e dei datori di lavoro. Prima viene la salute, non siamo degli irresponsabili, ma tutte le comunità che prima di noi hanno attraversato l'epidemia del virus sono passate per un periodo di convivenza con il virus. Si può quindi pensare di riaprire più tardi, ma le misure da attuare saranno comunque le stesse. Non è che se aspettiamo una o due settimane il virus sparisce. Comunque per un po' ci dobbiamo convivere e in questa convivenza sarà fondamentale il rispetto delle regole e soprattutto l'uso della mascherina».

Tra le diverse domande poste poi al presidente Zaia, molte si sono concentrate sull'ipotesi di un'app che i cittadini potrebbero oppure dovrebbero scaricare e attivare nel cellulare per tracciare i contatti ravvicinati avuti durante il giorno. Il Veneto sarebbe pronto con una sua applicazione, anche se l'auspicio è che si crei un dispositivo unico per tutto il territorio nazionale. Non è ancora stato realizzato ma si baserebbe sulla tecnologia bluetooth che tutti gli smartphone hanno. Attraverso questa tecnologia l'app di uno telefonino riconoscerebbe l'app di un altro telefonino, ma solo a distanza ravvicinata. Tenendo memoria di questi riconoscimenti, sarebbe più facile dunque risalire a tutti i contatti avuti da un cittadino nel caso in cui questo cittadino risultasse positivo al coronavirus.

E infine i microfoni sono stati lasciati a Manuela Lanzarin che ha letto i dati regionali sul primi test a tampone svolti in tutte le case dei riposo del Veneto. È il primo perché a questo ne seguiranno altri, in modo tale da avere una fotografia della situazione aggiornata all'incirca ogni due settimane. «Il dato complessivo è che ci sono 2.154 ospiti positivi al coronavirus nelle case di riposo venete, pari al 6,4% del totale - ha detto l'assessore Lanzarin - Mentre gli operatori, dipendenti e non dipendenti, di queste strutture che sono positivi al coronavirus sono 1.003, la maggior parte dei quali sono asintomatici, pari al 3,2% del totale. Il 74% delle case di riposo venete non ha neanche un contagio. Significa che il coronavirus è entrato in 86 strutture. Tra queste: 37 strutture hanno una percentuale di positivi fino al 5%, 9 strutture hanno una percentuale di positivi compresa tra il 5 e il 10%, 8 strutture hanno una percentuale di positivi tra il 10 e il 20%, 15 strutture hanno una percentuale di positivi tra il 20 e il 50% e le restanti 17 strutture hanno una percentuale di positivi superiore al 50%».

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