Plasma iper-immune in Veneto: «23 pazienti trattati. Risposte positive»

Nell'aggiornamento sull'emergenza coronavirus, il presidente regionale Luca Zaia ha chiesto alla professoressa Giustina De Silvestro di raccontare quanto fatto sulla terapia sperimentale attraverso il plasma dei guariti da Covid-19

 

Luca Zaia ha invitato un'ospite particolare nell'aggionamento odierno, 1 giugno, sull'emergenza coronavirus. Il presidente del Veneto ha letto il bollettino con gli ultimi dati disponibili sulla diffusione di Covid-19 in regione, ha espresso qualche considerazione, ha risposto alle domande dei giornalisti e poi ha lasciato i microfoni alla professoressa Giustina De Silvestro, colei che ha gestito la terapia sperimentale del plasma iper-immune per curare i pazienti contagiati dal virus. Una terapia fortemente sostenuta a livello regionale, tanto che Zaia ha l'obiettivo di creare una banca di questo particolare plasma, donato da coloro che sono guariti da Covid-19 e che quindi hanno sviluppato anticorpi in grado di neutralizzare il virus.

Il plasma, cioè la componente liquida del sangue, è stato il protagonista del punto stampa di oggi. Ma prima dell'approfondimento offerto dalla professoressa De Silvestro, è stata rispettata tutta la liturgia. Quindi, Zaia ha letto i dati aggiornati sui contagi, i ricoveri, le morti e le guarigioni per Covid-19 in Veneto e poi ha rilasciato alcuni comunicazioni sulle linee guida, ovvero sulle disposizioni che permettono alle attività di riaprire in sicurezza. «Stiamo portando avanti le linee guida e di fatto le abbiamo completate tutte, quindi anche quelle per i teatri, i cinema, le discoteche, i casinò e le sale da gioco - ha detto il presidente del Veneto - Attendiamo una convocazione da parte del Governo per capire la sua posizione rispetto a queste linee guida e ricordo che abbiamo ancora in sospeso le linee guida per i servizi all'infanzia per la fascia di età 0-3. Servizi che noi vorremmo attivare ed è scandaloso che, nonostante siano passati 10 giorni dall'approvazione unanime di queste linee guida da parte di tutte le Regioni, il Governo non abbia ancora dato delle risposte».
E sugli spostamenti, Zaia ha confermato le sue posizioni: «Sono contrario ad ogni limitazione - ha detto - La libera circolazione è fondamentale, nel rispetto delle regole. E ricordo che da oggi, per l'utilizzo della mascherina si applicano le norme riportate dal decreto del Governo e quindi sono obbligatorie nei luoghi chiusi e se non si può rispettare il distanziamento sociale anche all'aperto. Auspico, inoltre, che si risolva la partita della Grecia e che quindi si possa andare liberamente in Grecia. Infine, sui treni stiamo sollecitando Trenitalia, che in questo momento è in difficoltà. Noi vogliamo evitare sia gli assembramenti sia i disservizi e vogliamo che i veneti abbiano sempre un treno a loro disposizione. E quindi, visto che non si può aumentare il numero dei treni, penso che sia ragionevole aumentare la loro capacità interna, che attualmente è dimezzata per il rispetto del distanziamento sociale, ed imporre l'uso della mascherina».

Dopo le domande dei giornalisti a Zaia, il presidente ha ceduto il suo posto a Giustina De Silvestro che ha parlato del progetto sperimentale di terapia dei pazienti Covid-19 attraverso il plasma iper-immune. «Il progetto è partito a Padova all'inizio di marzo, ma già prima che ci fossero i primi malati in Veneto noi seguivamo quanto stavano facendo in Cina - ha spiegato De Silvestro - Comunque, non siamo potuti partire subito perché l'allestimento di un protocollo sperimentale richiede tempo e non avevamo ancora competenze e strutture in grado di poter realizzare il progetto. Il protocollo è stato approvato a fine marzo e quindi dall'inizio di aprile abbiamo iniziato a raccogliere il plasma. Ed anche in questo caso abbiamo dovuto attendere e per la guarigione dei malati e per l'individuazione di coloro a cui somministrare la terapia. Finora, abbiamo arruolato 23 pazienti, quattro dei quali sono casi compassionevoli e quindi che non rispondono ai criteri di efficacia della cura. E la maggior parte dei pazienti arruolati si trovava in terapia intensiva quando è stata curata con plasma iper-immune. Nel frattempo abbiamo continuato con la raccolta del plasma iper-immune, anche perché non tutti coloro che si ammalano di Covid-19 sviluppa una quantità di anticorpi sufficiente per questa terapia. Noi però lo raccogliamo comunque, sperando di poter trovare un modo per concentrare gli anticorpi anche in quel plasma dove la loro quantità è più bassa. Finora, abbiamo raccolto plasma-iperimmune da 200 donatori e da ogni donatori si ricavano tre unità terapeutiche e di queste unità ne abbiamo già utilizzate, quindi trasfuse ai pazienti, 101 unità. I pazienti arruolati sono 23, abbiamo trasfuso 101 unità terapeutiche, significa che con un donatore non si riesce a trattare un paziente. Servono circa tre donatori per due pazienti. E tolti i casi compassionevoli, noi abbiamo avuto un paziente che è deceduto e gli altri hanno avuto una risposta positiva alla terapia: alcuni sono stati dimessi, altri sono in fase di riabilitazione. La risposta positivi alla terapia, però, non è stata immediata». 

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