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Per il voto fantasma chieste le dimissioni di Tosi. Ma lui si difende: «Solo un'azione dimostrativa»

Alla richiesta di dimissioni, l'ex sindaco risponde con una segnalazione per omissione d'atti d'ufficio. Ma anche gli altri consiglieri di minoranza lo criticano

Non è stato il giallo dell'estate e neanche il giallo del mese o della settimana. Nel giro di pochi giorni è stato svelato il mistero del voto fantasma nel consiglio comunale di Verona. Nella seduta di venerdì scorso, 23 luglio, qualcuno ha votato al posto del consigliere comunale Andrea Bacciga, il quale si era temporaneamente assentato. Un fatto denunciato dalla maggioranza alla polizia postale e che oggi si è concluso con l'ammissione da parte del consigliere Flavio Tosi. È stato lui ad ideare tutto per denunciare quella che a suo avviso è una mancanza di trasparenza. Durante le votazioni, infatti, non tutti i consiglieri comunali connessi a distanza palesano la loro presenza accendendo la telecamera del dispositivo con cui partecipano alle sedute da remoto. Questa mancanza può far sorgere dei dubbi su chi stia realmente votando, non potendo vedere in faccia tutti i consiglieri. E Tosi è convinto di aver dimostrato questa "falla" attraverso l'episodio del voto fantasma.

Il problema è che il mezzo utilizzato da Tosi per raggiungere il suo fine non è giustificato né dai consiglieri di maggioranza né da parte dei consiglieri di minoranza. Inoltre, i consiglieri comunali che sostengono il sindaco Federico Sboarina hanno voluto sottolineare oggi quanto già dichiarato ieri dal primo cittadino e cioè che questo episodio si è rivelato un boomerang per Tosi perché l'individuazione del responsabile del voto fantasma è stata rapina ed esatta. Ed i consiglieri sono convinti che Tosi abbia ammesso la sua responsabilità solo perché era stato scoperto. «Ciò che è successo non è uno scherzo tra amici ma un grave reato commesso durante l'esercizio di funzioni pubbliche, dove gli amministratori svolgono attività per la città - hanno dichiarato i consiglieri della Lega - Solo dopo l'individuazione del colpevole, Tosi si è affrettato a dire di aver organizzato questo teatrino affinché si scoprisse. E ci si chiede se i comportamenti illeciti non fossero altro che un ulteriore tentativo di bloccare i lavori per l'approvazione della Variante 29. Metodi ostruzionistici che superano il normale confronto tra forze politiche. La giustizia farà il suo corso e in questa squallida vicenda Tosi dimostra quanto poco gli interessi il rispetto delle legalità e delle istituzioni». Per questo i consiglieri hanno chiesto le dimissioni di chi ha materialmente votato al posto di Bacciga e dell'ideatore di tutto: il consigliere Flavio Tosi.

Ma Tosi, con un post su Facebook, ha mantenuto la sua linea difensiva: «In consiglio comunale, il sistema di voto online è fallace e non tracciabile. Con il nostro blitz, fatto in totale trasparenza, lo abbiamo messo a nudo. Il rischio è che si crei un sistema di "pianisti" organizzato, con magari qualche consigliere di maggioranza che potrebbe votare al posto degli assenti, nascosti dalle telecamere spente per ore. I veronesi meritano trasparenza dai loro rappresentanti. Noi procederemo con una segnalazione per omissione d'atti d'ufficio. In tutte le istituzioni guidate in modo più serio e credibile, per esempio, la tracciabilità è garantita: infatti i consiglieri al momento del voto si mostrano con una telecamera o si esprimono per appello nominale, uno per uno. Con la nostra azione dimostrativa (effettuata non a caso con un voto di astensione ininfluente per non favorire o sfavorire nessuno), abbiamo scoperchiato il vaso di Pandora, dimostrando che il sistema della piattaforma e le regole stabilite dall'amministrazione Sboarina sono totalmente fallaci».

Una tesi che però non convince neanche gli altri consiglieri di minoranza, come Michele Bertucco: «Quanto avvenuto in consiglio comunale è un fatto gravissimo che è lontano mille miglia da come noi di Verona e Sinistra in Comune concepiamo la lotta e lo scontro politico, che possono essere anche duri ma che non possono mai sfociare nella illegalità. Commettere un reato per dimostrare che chiunque dei consiglieri poteva votare con l'account di un altro consigliere non è un'azione politica, è una vaccata gravissima, inconcepibile e imperdonabile perché getta un'ombra non solo sul sistema di voto, ma sulla istituzione stessa e sulla manovra emendativa che alla fine ha dato i suoi frutti costringendo l'amministrazione a venire a patti sulla Variante 29. Se davvero il consigliere Flavio Tosi avesse voluto dare soltanto una dimostrazione della relativa inaffidabilità del sistema di voto elettronico da remoto (commettendo comunque sempre un reato) avrebbe potuto palesarsi un minuto dopo la violazione dell'account del consigliere di maggioranza coinvolto, invece l'ha fatto soltanto quando è stato praticamente scoperto. Come Verona e Sinistra in Comune promuoveremo e condivideremo con tutte le forze autenticamente democratiche del consiglio una proposta di delibera di iniziativa consiliare per introdurre nel regolamento del voto a distanza l'appello nominale e l'obbligo di votare a telecamera accesa».

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