«Pronti alla riapertura», tra ironia e sarcasmo il video del Gourmet di Dossobuono

Il ristorante-pizzeria di Simone Adami e Laura Bonesini ha mostrato come il meteo stia rovinando la nuova possibilità di riaprire ma solo servendo ai tavoli all'aperto

Hanno scelto l'ironia per comunicare di essere «pronti alla riapertura» ed il sarcasmo per ringraziare «chi inventa questi geniali regolamenti per agevolarci il lavoro». Simone Adami e Laura Bonesini sono marito e moglie ed insieme gestiscono il Gourmet Pizza e Cucina, un ristorante-pizzeria a Dossobuono, frazione di Villafranca di Verona.

Questa mattina, 26 aprile, il Veneto è ritornato in zona gialla e, grazie alle nuove misure introdotte dal Governo, i ristoranti possono riaprire ma solo all'aperto. Una novità positiva, se non ci fosse un tempo davvero poco primaverile a rovinarla. E Simone Adami lo ha mostrato nel video pubblicato sulla pagina Facebook della sua attività. È praticamente impossibile servire i clienti in giornate come questa, con temperature rigide, cielo nuvoloso e vento forte. «Purtroppo questa riapertura è una non-riapertura perché con questo tempo non riusciamo a fare quello che potremmo», hanno commentato Simone e Laura.

I due titolari del Gourmet di Dossobuono hanno ammesso di provare sentimenti contrastanti di fronte ai paradossi che l'attuale legislazione anti-Covid gli pone davanti agli occhi. «È assurdo - hanno dichiarato - All'interno, noi possiamo fare servizio mensa attraverso degli accordi stipulati con le aziende e ovviamente rispettando le linee guida. Però, un comune cittadino è costretto a mangiare fuori. Rischiamo pure di rimetterci la faccia, come se fossimo noi a decide chi può mangiare dentro e chi no. Non è colpa nostra. Purtroppo, c'è molta confusione. Sembra quasi che stiamo facendo qualcosa di illegale con queste riaperture. In realtà, ci devono ancora dimostrare che con i ristoranti chiusi i contagi scendono».

Simone e Laura si sentono anche fortunati perché hanno il plateatico e quindi, quando il tempo migliorerà, potranno tornare a servire i loro clienti seduti ai tavoli all'aperto. Ma la loro situazione, come quella di tutti gli altri ristoratori, non si può certo definire fortunata. «È tutto complicato - hanno ammesso - In un anno abbiamo avuto un calo di fatturato del 60%. Abbiamo dovuto ridurre i posti a sedere da 220 a 120. Non è facile con 18 dipendenti. Per fortuna i fornitori sono stati comprensivi e ci sono venuti incontro. È tutto un meccanismo che si è inceppato. E anche queste riaperture, come l'asporto, rischiano di essere un palliativo e non una soluzione. Purtroppo, sono state prese delle decisioni che hanno scontentato tutti. Invece di pensare a come farci riaprire in sicurezza, hanno voluto tenere tutti chiusi, dando dei ristori che sono delle briciole. Sarebbe stato meglio avere linee guida chiare per tenere aperte le attività e ristorare soltanto quelle aziende che non potevano aprire perché non in grado di rispettare le linee guida. E invece è passato più di un anno e siamo ancora qui».

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