67 Colonne per l’Arena di Verona, raccolto più di un milione e mezzo di euro

Fondazione Arena di Verona è stata virtualmente abbracciata dalle 67 colonne crollate nel 1117, incarnate da stimati esponenti della comunità veronese e da tanti cittadini, spinti dalla necessità di difendere l'eccellenza culturale della cultura

Dopo il lancio del progetto di raccolta fondi "67 Colonne per l’Arena di Verona", le 67 colonne crollate nel 1117 sono oggi virtualmente tornate sotto forma di donatori, i quali hanno raccolto oltre un milione e mezzo di euro, affiancandosi agli sponsor storici che anche in questo periodo difficile hanno confermato la propria presenza.
Fondazione Arena di Verona è stata così virtualmente abbracciata da 67 colonne, incarnate in questo gesto concreto da stimati esponenti della comunità veronese, grandi manager di successo dell'imprenditoria locale, come da tanti cittadini, spinti dalla necessità di difendere l’eccellenza culturale di Verona in uno dei momenti di massima difficoltà della sua storia.

Tra le colonne che hanno deciso di sostenere Fondanzione Arena c'è Sandro Veronesi, presidente di Calzedonia, che ha sottolineato: «Ci siamo resi conto, come per le nostre aziende, che non sia solo sufficiente produrre prodotti di qualità, ma occorre anche narrarne la storia, le persone dentro la storia. La nostra convinzione è che sia necessario, soprattutto in questo periodo, mettere in campo nuove strategie per raccontare la nostra realtà. Calzedonia supporta la Fondazione da 15 anni e l'iniziativa delle 67 colonne diventa un messaggio in questo senso anche verso gli altri imprenditori: bisogna raccontarsi, non per mettersi in mostra, ma per sostenere la comunità, la cultura e il Paese. Parlare del contributo e dell’investimento per la Fondazione significa sottolineare quanto sia importante e quanto la sua riconoscibilità, in Italia e nel mondo, sia un vantaggio per tutti».
Insieme a Veronesi anche Gian Luca Rana, a capo del Pastificio Rana, che ha commentato: «Abbiamo risposto con entusiasmo al progetto promosso dalla Fondazione Arena, perché rappresenta per noi un segnale di speranza per il futuro, un impegno concreto per il territorio e per un settore, quello della cultura e dello spettacolo, che in questi mesi è stato duramente colpito. Come imprenditori sentiamo ancora di più la responsabilità, in questo particolare momento storico, di contribuire attivamente a sostegno della comunità in cui abbiamo le nostre radici e a cui siamo ancorati. Un impegno in cui abbiamo creduto molto sin dall’inizio e, siamo particolarmente felici che il nostro invito sia stato ascoltato da tante realtà, perché il progetto contribuisce a far conoscere le eccellenze artistiche e culturali della nostra città e del nostro Paese nel mondo».

L'appello lanciato poco tempo fa ha dunque dato ottimi frutti con oltre un milione e mezzo di euro raccolti a sostegno di Fondazione Arena. E il presidente della fondazione e sindaco di Verona Federico Sboarina ha dichiarato: «Grazie perché quello che state facendo dimostra come, nell’uscire da una pandemia così terribile, solo unendo i nostri sforzi possiamo assolvere al doppio obbligo che abbiamo nei confronti dell’Arena: preservarla in quanto monumento –e, soprattutto, valorizzarla in quanto grande teatro all’aperto e moltiplicatore di ricchezza. Quello che stiamo realizzando tutti insieme è un percorso di coesione tra città, mondo dell’impresa, amministrazione e media. Ogni singolo cittadino ha la possibilità di riappropriarsi di un gioiello che tutto il mondo ci invidia. Ed è proprio questa coesione, questa unità di intenti e di visione a consentire a Verona di risollevarsi più in fretta di altre città d’arte. In questi mesi non abbiamo mai smesso di lavorare, tutti insieme, affinché l’Arena potesse ospitare la grande stagione lirica a cui l’anno scorso abbiamo dovuto rinunciare. Grazie, perché la coesione dimostrata da tutti voi è fondamentale per il futuro di Fondazione Arena e dei suoi lavoratori, e per quello di un’intera città di cui l’Arena, il teatro all’aperto più grande e più bello al mondo, è un simbolo a livello internazionale. Vogliamo vivere di bellezza, e grazie a voi questo progetto è possibile. Grazie a voi arriveremo molto lontano».
Ed è raggiante la sovrintendente e direttrice artistica dell’Arena Cecilia Gasdia, la quale si è rivolta alle 67 colonne: «Siete riuniti come un antico coro greco in un anfiteatro romano, l’Arena: del primo, rappresentate i cittadini che ogni anno partecipavano attivamente alla massima espressione artistica del loro tempo, calcando la scena e cantando all’unisono; dell’antico romano Mecenate, consigliere di Augusto e protettore di poeti, siete gli eredi, perché il vostro sostegno protegge la bellezza, ne crea di nuova e la trasmette ai posteri. Questo momento, quindi, non rappresenta solo una riunione di pochi ma l’apertura di un intero universo: quello dell’Opera, che attraverso i secoli, tramandata da decine di generazioni, vive ancora oggi in migliaia di spettacoli ogni anno, coinvolge milioni di studenti che si formano per diventare gli artisti di domani, milioni di persone nel pubblico che partecipano al rito collettivo dell’Opera, ogni sera in tutto il mondo e in italiano, lingua d’esportazione della bellezza».
Anche Gianfranco De Cesaris, direttore generale della Fondazione Arena di Verona ha espresso la sua soddisfazione: «Secondo l'Università di Verona l'Arena vale oltre 500 milioni di euro di indotto. Il tema è quindi non solo raccogliere fondi, ma instaurare un nuovo rapporto fra la Fondazione e il mondo delle imprese da cui io peraltro provengo. Un rapporto che non si basa solo su una relazione semplificata di do ut des, ma su una condivisione di obiettivi e di informazioni».

In un anno in cui i danni economici della pandemia sono paragonabili a quelli di una vera guerra. E lo scatto d’orgoglio, solidarietà, senso civico, sensibilità sociale e culturale della comunità veronese ha funzionato come vero motore aggregante attorno alla Fondazione, al suo significato simbolico ed emotivo, ma anche al suo concreto portato verso il territorio, divenendo davvero colonnato di pietra su cui costruire in sicurezza progetti di rilancio artistico e culturale di grande attrattiva per il pubblico mondiale.

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