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Gira un video nella sala d'attesa del Magalini: «Tutto tranquillo». Ma i contagiati dal Covid non sono lì

Un cittadino s'improvvisa reporter per dimostrare che l'emergenza Covid non è così grave come viene raccontata, ma dimostra soltanto una mancanza di rispetto per i parenti dei morti e per chi lavora contro il virus

 

Spuntano, purtroppo, come funghi. Vengono girati in tutta Italia, pubblicati sui social network e condivisi, spesso in modo acritico. Sono i video di coloro che pensano che l'emergenza Covid sia amplificata, che non sia grave come viene raccontata o che, peggio ancora, non esista neanche. Ed una di queste riprese è stata realizzata anche in provincia di Verona, all'ospedale Magalini di Villafranca.

Il video è apparso lo scorso venerdì, 30 novembre, e ci ha messo poco per diventare virale. Il cittadino che lo ha realizzato con il proprio cellulare mostra di essere arrivato al pronto soccorso poco dopo le 10.15. Al di fuori dello stabile non ci sono ambulanze che sfrecciano in continuazione e all'ingresso della struttura non ci sono code. L'uomo entra anche nel pronto soccorso e viene rimproverato da un'operatrice, la quale gli ricorda che non sono consentite riprese per rispetto della privacy. All'improvvisato video-cronista però non interessano le regole, né tantomeno rispettarle. Lui continua a filmare, mostrando sedie vuote nella sala d'aspetto. E alla fine esce. 

La ripresa dura poco meno di tre minuti e mezzo e cosa ha dimostrato? Niente. Anzi no, ha dimostrato una totale mancanza di rispetto verso coloro che hanno perso un parente o un amico a causa del coronavirus. Uomini e donne che hanno criticato questo video duramente, insieme anche agli infermieri e ai dottori che lavorano tutti i giorni per curare i pazienti Covid. Pazienti che non possono essere lasciati nelle sedie della sala d'attesa di un pronto soccorso perché altamente contagiosi. Pazienti che al Magalini di Villafranca sono diventati 73 (dato delle 17 di ieri, 2 novembre), di cui 15 in terapia intensiva, e che probabilmente sentono la volontà di guarire e non di dimostrare ad un gruppo di fanatici che il coronavirus è un problema serio. Un problema che non si risolve con tre minuti e mezzo di video.

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