Zaia: «Aprire l'1 giugno è troppo tardi. Il rischio focolaio ci sarà sempre»

Il presidente del Veneto ha chiesto al Governo di dare alle Regioni la facoltà di riaprire le attività economiche ancora chiuse

 

Poche considerazioni e tante risposte ai giornalisti, nell'appuntamento di oggi, 8 maggio, del presidente del Veneto Luca Zaia. Nel consueto aggiornamento sull'emergenza coronavirus, Zaia ha comunicato una novità che riguarderà il conteggio dei ricoverati per Covid-19: «Ci è arrivata una nuova circolare, secondo cui sono da comunicare solo i malati Covid in ospedale positivi al test a tampone. Ad esempio, nel bollettino di oggi ci sono 910 ricoverati, ma a questi andrebbero tolti 380 negativizzati».

Al di là di questa informazione tecnica, Zaia ha ribadito l'importanza della mascherina ed ha aggiornato anche sul conto corrente aperto dalla Regione Veneto per raccogliere denaro da utilizzare esclusivamente contro il coronavirus. «Abbiamo raccolto finora 57 milioni e 130mila euro e i donatori sono stati 37.400 donatori».

Poi, spazio alle domande, e le prime si sono tutte concentrate sulla ripartenza delle attività economiche ancora chiuse. «L'1 giugno è una data troppo distante per le riaperture - ha risposto Zaia - I tempi di attesa si stanno dilatando troppo. Torno quindi a chiedere al Governo un provvedimento che autorizzi le Regioni ad aprire, anche sulla base di piani da sottoporre al Governo stesso. In questo modo l'ultima parola si avrà sempre a livello nazionale, ma almeno si potrà aprire. Io vorrei anche delle spiegazioni, dal punto di vista epidemiologico, perché è difficile capire perché certe aziende con mille dipendenti possono aprire e un commerciante o un parrucchiere deve tener chiuso. Non mi pare giusto bistrattare gli artigiani e i negozianti. E tutti dobbiamo essere consapevoli che se i dati sulla diffusione del virus peggiorano si torna a chiudere tutto. Il rischio adesso c'è, come c'era ieri e come ci sarà anche l'1 giugno. Se il problema è il rischio, il rischio ci sarà sempre finché non è sparito il virus. A meno che non si voglia portare avanti questa chiusura per non andare a votare, in quel caso però ci sarebbe una sospensione della democrazia».
E sempre sulle riaperture, Zaia ha evidenziato il problema della mancata programmazione: «Se il Governo dicesse che si riapre il 18 maggio, tutti si potrebbero organizzare. L'incertezza in questo momento è paurosa. Siamo nella nebbia. E il modo migliore per governare questa Fase 2 è delegare alle Regioni. Purtroppo non ci sono ancora le linee guida nazionali e ho paura che si voglia complicare tutto». 

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