Covid, Zaia attende classificazione del Veneto. «Nostro Rt non è alto»

Il presidente della Regione non è in grado di anticipare se nella prossima settimana il Veneto sarà in zona gialla o zona arancione. «L'indice di contagio ruota attorno ad 1»

 

Anche oggi, 7 gennaio, il presidente della Regione Luca Zaia ha letto il bollettino delle 8 sull'emergenza coronavirus in Veneto, aggiungendo alcune considerazioni. Insieme a lui, l'assessore regionale Manuela Lanzarin, la vicepresidente regionale Elisa De Berti e la dottoressa Maria Cristina Ghiotto. Quest'ultima invitata per fornire dettagli sulle usca, le unità speciali di continuità assistenziale.

Commentando i numeri del bollettino, il presidente regionale ha fatto notare che da qualche giorno i numeri dei ricoverati per Covid-19 stanno diminuendo; non perché non ci siano più ricoveri, ma perché le dimissioni sono superiori alle nuove prese in carico. «E noi speriamo che questo calo diventi una tendenza», ha aggiunto Zaia.

Per quel che riguarda le limitazioni, Zaia ha ricordato che oggi e domani tutta l'Italia è zona gialla, mentre nel week-end varrà sempre per tutti la zona arancione. «Staremo a vedere domani che zona sarà attribuita al Veneto per la prossima settimana - ha detto il governatore - Abbiamo un indice di contagio che ruota attorno all'1, quindi non è alto».
Il presidente del Veneto ha poi anticipato l'introduzione di un nuovo parametro nel calcolo della classificazione delle regioni che è l'incidenza dei positivi al coronavirus su 100mila abitanti. Il parametro sarà preso in considerazione nel bollettino della prossima settimana, ma non è sicuro che varrà anche per la valutazione di domani.

Sul rischio di una terza ondata di contagi, Zaia ha ripetuto la posizione espressa dalle Regioni al Governo qualche giorno fa: «Noi, come governatori, ci rimettiamo a quello che decide l'Istituto Superiore per la Sanità».
E a proposito di ondate di contagio, il presidente del Veneto ha elencato le differenze tra l'ondata primaverile e questa ondata autunnale. E tra queste differenze ci sono anche le mutazioni del virus «tra cui la variante inglese, che è quella più contagiosa, ed anche due varianti che al momento sono presenti solo in Veneto».
«Ma ne verremo fuori - ha concluso Zaia - C'è il vaccino e noi abbiamo già esaurito tutta la prima fornitura di dosi che ci è stata data. E questo è merito dell'organizzazione che ci siamo dati».

La dottoressa Ghiotto ha illustrato l'attività sanitaria del territorio, la quale in un momento di emergenza come questo non è meno importante rispetto a quella ospedaliera. «Spesso si dimentica che il Veneto ha una rete di cure domiciliari molto importante - ha detto Maria Cristina Ghiotto - Abbiamo 97 équipe infermieristiche e sono 865 gli infermieri dedicati esclusivamente alle cure domiciliari. Prima dell'emergenza coronavirus coprivamo il 7,7% degli ultrasessantacinquenni con una presa in carico domiciliare. Il dato nazionale era dell'1,88%». In questa rete si sono inserite le usca, le quali hanno il compito di assistere a domicilio i pazienti Covid che non hanno bisogno di essere ricoverati. «Le nostre usca non operano solo nelle case, ma anche nelle strutture residenziali - ha aggiunto Ghiotto - E si integrano con il lavoro dei medici di medicina generale. Le usca attivate sono 60 e i medici incaricati sono 517. Sono attive dalle 8 alle 20, sette giorni su sette. Mediamente a dicembre le usca hanno assistito 9.300 pazienti ogni giorno, di cui 2.200 in maniera continuativa e che possiamo definire ospedalizzazioni evitate».

L'appuntamento di oggi si è poi concluso con la vicepresidente regionale De Berti, la quale ha la delega ai trasporti e che ha ribadito che i trasporti non c'entrano con l'ordinanza regionale che di fatto ha rimandato a febbraio il rientro in classe di studenti e professori di tutte le scuole secondarie di secondo grado. «La Regione Veneto ha iniziato a novembre a lavorare ad un piano per la riapertura delle scuole di gennaio - ha spiegato Elisa De Berti - Ai primi di dicembre abbiamo realizzato un piano che copriva tre scenari possibili, in base alla percentuale di didattica in presenza decisa dal Governo. La competenza è poi passata ai prefetti, con cui c'è stata una collaborazione costante e che sostanzialmente hanno confermato il nostro piano. Quindi nessuno può dire che la Regione è rimasta con le mani in mano».

Potrebbe Interessarti

Torna su
VeronaSera è in caricamento