Covid, Zaia: «Nostro Rt a 0,65». Virus presente nello 0,3% dei veneti

Il presidente regionale ha fatto il punto della situazione sull'emergenza ed ha lasciato al professor Vincenzo Baldo il compito di presentare uno studio sull'incidenza reale del coronavirus sulla popolazione

 

Il punto della situazione sull'emergenza Covid-19 in Veneto è stato fatto questa mattina, 4 febbraio, dal presidente regionale Luca Zaia. Insieme a lui, nella sede di Marghera della protezione civile, l'assessore regionale alla sanità Manuela Lanzarin ed il professor Vincenzo Baldo, ordinario di igiene e medicina preventiva dell'università di Padova.

Il presidente della Regione ha letto i dati del bollettino delle 8 ed ha aggiunto: «Il nostro indice di trasmissione del virus (Rt) è stimato intorno a 0,65 e abbiamo un'incidenza di contagi su 100mila abitanti di circa 113. Però in Europa i contagi crescono e ci sono Paesi in lockdown. In un contesto del genere, l'Italia è un'isola felice ma ciò non vuol dire che è finita. Ed anche questo nostro calo repentino dall'inizio di gennaio non è ancora del tutto spiegabile. Quindi non bisogna abbassare la guardia».

Zaia ha poi commentato positivamente la notizia il via libera dato da Aifa (l'agenzia italiana dei farmaci) all'utilizzo degli anticorpi monoclonali per la cura di alcuni pazienti Covid. «I monoclonali non sono una stregoneria, anzi fanno miracoli se somministrati nelle prime 72 ore dalla manifestazione dei sintomi - ha dichiarato Zaia - Non ci sono evidenze di controindicazioni e quindi la sanità del Veneto li utilizzerà assolutamente. Saranno i medici a decidere in quali circostanze, ma non è poco avere questa nuova modalità di cura».

Ieri, poi, c'è stato un confronto tra Stato e Regioni sui vaccini anti-Covid. «Abbiamo deciso che i vaccini Pfizer e Moderna saranno distribuiti in base alla popolazione ultraottantenne - ha spiegato Zaia - La percentuale dei nostri over 80 sarà dunque anche la percentuale dei vaccini che riceveremo. Mentre il principio di distribuzione del vaccino di AstraZeneca si baserà sulla percentuale della popolazione. Inoltre, il vaccino di AstraZeneca sarà somministrato ad una popolazione che arriva fino a 65 anni. E se la comunità scientifica dimostrasse una volta per tutte che non è tassativo somministrare il richiamo dopo 20 giorni, noi potremmo pensare di eseguire i richiami con la bella stagione per poter ampliare adesso la platea dei vaccinati».

Infine, il professor Baldo ha illustrato i dati di uno studio da lui realizzato e fortemente voluto dalla Regione. Una ricerca sulla reale presenza del coronavirus nella popolazione veneta, a cui ha collaborato anche l'università di Verona. «Abbiamo girato tutta la regione dall'8 al 27 gennaio - ha raccontato Baldo - Abbiamo eseguito i tamponi con test di terza generazione su 4.678 cittadini, di cui il 98,7% residente in Veneto. L'età media del campione è stata di circa 47 anni e la distribuzione del campione rispecchia la distribuzione della popolazione nelle varie province della regione. Ma l'aspetto peculiare di questo studio è che il campione era formato da soggetti asintomatici che non avevano avuto contatti con soggetti sintomatici, quindi non direttamente esposti ad un possibile contagio. Ed in questo campione la presenza di positivi al coronavirus è stata dello 0,3%, quindi circa tre cittadini ogni mille abitanti. Una distribuzione abbastanza uniforme tra le varie province, si va dallo 0% su Venezia, allo 0,32% di Verona fino all'1,65% di Belluno. Inoltre, abbiamo chiesto a tutti i partecipanti a questo studio chi si vaccinerebbe contro il Covid e l'84% ha detto di sì, ma la presenza di positivi nel restante 16% era tre volte superiore a quella dei positivi tra coloro che si vorrebbero vaccinare».

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