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Covid, Zaia: «Abbiamo parametri che possono farci passare in arancione»

Il presidente del Veneto ha aggiornato sull'emergenza coronavirus e sulle novità del dpcm che riguardano le scuole ha commentato: «Avrei preferito una chiusura prudenziale»

Oggi, 3 marzo, il presidente della Regione Luca Zaia è tornato a tenere il punto informativo sull'emergenza coronavirus in Veneto. Ieri era stato sostituito dall'assessore regionale alla sanità Manuela Lanzarin, che questa mattina lo ha affiancato.

Durante la lettura del bollettino delle 8 di questa mattina, il presidente si è soffermato soprattutto su tre dati: «Nelle ultime 24 ore i pazienti Covid negli ospedali sono aumentati di 22 unità nell'area non critica e di 10 unità nelle terapie intensive. E sempre nelle 24 ore sono stati rilevati 1.272 nuovi positivi, quando nelle scorse settimane ne trovavamo mediamente da 300 a 600 al giorno. È dunque innegabile che ci sia un aumento dei contagi e dei ricoveri, ma non solo da noi perché anche le notizie che provengono dalle altre regioni sono preoccupanti. Il prossimo futuro ci riserverà dunque delle salite, mentre nel futuro dei prossimi mesi spero di uscire da questa tragedia».

Tra due giorni ci sarà una nuova classificazione delle regioni in base al pericolo Covid. Una classificazione che è stata confermata anche dal dpcm che entrerà in vigore dal 6 marzo. E quindi restano quattro le zone (bianca, gialla, arancione e rossa) in cui le limitazioni cresceranno in base al rischio contagio. «Abbiamo dei parametri che ci pongono a rischio di passare da zona gialla a zona arancione - ha dichiarato Zaia - Noi staremo a vedere le valutazioni, ma è un grosso guaio. Rispetto ad altre regioni, abbiamo una situazione migliore, ma è una condizione temporanea».

Sulle scuole, il nuovo dpcm impone la chiusura totale (e quindi didattica a distanza al 100%) nelle zone rosse. E le scuole di ogni ordine e grado si possono chiudere nel caso in cui fosse presente un'incidenza settimanale di almeno 250 casi ogni 100mila abitanti. «Il Governo è intervenuto sulla scuola, quindi ha riconosciuto il problema - ha commentato Zaia - E non è che gli studenti hanno colpe particolari. Noi dobbiamo affrontare questo tema senza filtri ideologici, ma rimanendo obiettivi. Ed io ai rappresentanti del Governo ho detto che chiudere le scuole solo nelle zone rosse è una misura tardiva. È come chiudere le porte della stalla quando i buoi sono ormai scappati. Ed anche l'elemento dell'incidenza dei 250 casi su 100mila abitanti non è uniforme, perché può essere condizionato dal numero dei tamponi eseguiti. Non si possono paragonare incidenze di regioni che fanno diverse quantità di tamponi. Ma questo sarà un problema di chi non esegue tanti tamponi, non un problema nostro. La mia opinione sulla scuola è che sarebbe stato meglio un fermo prudenziale. Comunque c'è di buono che il dpcm toglie discrezionalità. E quindi noi abbiamo avviato un monitoraggio dell'incidenza anche a livello comunale, mantenendo la proporzione dei 250 positivi su 100mila abitanti e riuscendo così ad identificare le zone più a rischio in modo più preciso».

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