Coronavirus, Zaia: «Superato numero di ricoverati della prima ondata»

Il presidente del Veneto ha aggiornato sull'andamento della pandemia, rimandando a domani l'appuntamento con il rinnovo dell'ordinanza scaduta ieri

 

«Il dato di 2.701 pazienti Covid è un dato importante. Abbiamo abbondantemente superato il massimo dei ricoverati che abbiamo avuto nella prima fase, anche se non abbiamo avuto un'impennata di ricoveri nelle terapie intensive». Il presidente della Regione Luca Zaia ha commentato così il bollettino di questa mattina, 23 novembre, sull'emergenza coronavirus in Veneto, concentrandosi sui dati dei ricoveri in ospedale e promettendo per i prossimi giorni uno studio dettagliato proprio sui ricoverati nelle terapie intensive. Nel frattempo, il governatore ha fornito delle statistiche ulteriori sulla mortalità: «Dal 21 febbraio al 17 novembre, nelle terapie intensive venete sono morti 434 pazienti Covid e sono il 14,2% dei morti totali per coronavirus. Mentre negli altri reparti sono morti 1.719 pazienti Covid, ovvero il 56% dei morti positivi al virus. Infine, quasi il 23% dei morti positivi al coronavirus, 698, sono deceduti nelle rsa».

Non è stata invece presentata, come annunciato sabato scorso, l'ordinanza regionale che con qualche correzione avrebbe dovuto dare continuità al provvedimento scaduto ieri. Zaia ha promesso che la presenterà domani ed intanto ha chiesto di comportarsi come se l'ordinanza ci fosse ancora.

Nessuna ordinanza, ma un annuncio oggi Zaia lo ha fatto ed è quello dell'approvazione delle linee guida per l'eventuale apertura delle piste da sci. Il Governo è, infatti, ancora titubante sulla possibilità di chiudere le piste sci per la stagione invernale. In caso di apertura, le linee guida sono già pronte. «Ovviamente è auspicabile che qualsiasi misura governativa sia rispettosa della salute ma anche dell'economia montana che in caso di chiusura sarebbe messa a dura prova - ha dichiarato Zaia - Vorremmo poi che ci fosse un coordinamento europeo sul tema dello sport invernale, perché non si può giustificare una chiusura in Italia, mentre sulle stesse montagne ma oltre confine invece si può sciare. Il bacino epidemiologico è lo stesso».

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