Covid-19, Zaia: «Veneto non da zona rossa, ma l'emergenza non è finita»

Il presidente del Veneto ha parlato anche della chiusura delle scuole: «La curva dei contagi è tornata a salire con la riapertura. Gli studenti non hanno colpe, ma gli assembramenti ci sono»

 

Anche oggi, 20 gennaio, il presidente regionale Luca Zaia non ha mancato l'appuntamento con le comunicazioni relativa all'emergenza Covid-19 in Veneto. Zaia ha parlato dalla sede della protezione civile regionale, a Marghera, insieme all'assessore alla sanità Manuela Lanzarin ed è stato raggiunto anche dal direttore della sanità regionale Luciano Flor.

Dopo la lettura del bollettino delle 8 di questa mattina, il presidente del Veneto ha ricordato che si sta avvicinando il venerdì, il giorno della settimana in cui le regioni vengono riclassificate in base al rischio Covid. I veneti sono in zona arancione e quindi, se cambierà la situazione per la prossima settimana, potrebbe esserci un ritorno in zona gialla (quindi con meno restrizioni) o un passaggio in zona rossa (ovvero il livello di rischio più alto e con più limitazioni). «Io non so quale sarà la classificazione del Veneto, ma i nostri dati sono buoni - ha commentato Zaia - Vedremo se saremo ancora in zona arancione o se saremo in zona gialla. Di certo non saremo in zona rossa, ma non possiamo pensare che l'emergenza sia finita. Quindi dobbiamo continuare ad evitare gli assembramenti».

E tra le forme di assembramento, il presidente del Veneto si è soffermato sulla scuola, anche perché c'è in ballo un ricorso al Tar contro l'ordinanza regionale che ha rimandato a febbraio il ritorno ad una parziale didattica in presenza negli istituti superiori. «Io ho il massimo rispetto per i giudici - ha detto Zaia - Ma faccio notare che la curva dei contagi è tornata a salire con la riapertura delle scuole in autunno e non si può dire che una forma di aggregazione come quella della scuola non sia un problema. I ragazzi non hanno colpe ed hanno diritto ad una scuola in presenza, ma che sia in sicurezza. Oggi, a nostro avviso, la sicurezza non è totale. Non abbiamo chiuso le scuole per vezzo o per una battaglia politica. E magari è una casualità, ma adesso i nostri dati stanno migliorando con le scuole chiuse. Quindi, comunque, la situazione delle scuole sarà da monitorare, sia che si apra subito sia che si apra a febbraio. Perché si creano assembramenti nelle aule e alle fermate dei mezzi pubblici che possono far correre i contagi».

L'altro tema caldo della settimana è quello dei vaccini Pfizer, la cui distribuzione è stata rallentata per questa e per la prossima settimana e quindi alcune regioni, tra cui il Veneto, non riceveranno la fornitura stabilita. «Abbiamo avuto una riunione con il Governo su questo argomento che è pieno di punti interrogativi - ha comunicato il governatore - Ed è inutile che facciamo una battaglia contro Pfizer, se l'azienda ha rispettato il contratto. Ed sembra vero che il taglio della fornitura non l'abbia subito solo l'Italia. Comunque noi dobbiamo essere messi nelle condizioni di vaccinare, perché in questo momento stiamo facendo solo i richiami, e quindi ho chiesto che il taglio sia orizzontale e quindi sia uniforme per tutte le regioni. E spero che Ema dia presto il via libera al vaccino di Astrazeneca, la quale ha promesso una quantità di dosi molto elevata e si tratta poi di un vaccino che ci permetterebbe di coinvolgere anche i medici di base nella somministrazione».

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