Coronavirus, Zaia: «Il picco potrebbe arrivare a metà novembre»

Per il presidente del Veneto non ci sono i presupposti per un lockdown nel territorio regionale. «Siamo pronti a dar corso ad eventuali restrizioni, purché non riguardino le attività produttive»

 

«Stiamo parlando di previsioni, ma nessuno ha la sfera della verità in mano, comunque le pandemie non durano all'infinito e hanno tutte una fase di crescita, poi il picco e la decrescita. Mediamente questo processo dura circa 90 giorni e quindi verosimilmente il picco si potrebbe verificare intorno alla metà di novembre e speriamo sia così». Lo ha dichiarato oggi, 2 novembre, il presidente del Veneto Luca Zaia nel suo aggiornamento sull'emergenza coronavirus. Un aggiornamento aperto, come sempre, con la lettura del bollettino delle 8 di questa mattina, in cui viene confermata l'ascesa dei contagi e dei ricoveri per Covid-19. Ma anche alla luce di questi dati, Zaia è convinto che non sia ancora necessario un lockdown simile a quello della primavera scorsa. «Non ci sono i presupposti - ha dichiarato - Ci devono essere delle misure nazionali e noi siamo pronti a dar corso ad eventuali restrizioni, purché non riguardino le attività produttive. Restrizioni che non sarebbero necessarie se tutti rispettassero le regole, indossando la mascherina ed evitando assembramenti».

Zaia ha anche anticipato che oggi il comitato tecnico scientifico regionale si riunisce per decidere i servizi che potranno offrire gli ospedali Covid, tra i quali c'è anche il Magalini di Villafranca. Mentre ancora non è operativo il nuovo protocollo per potenziare le cure domiciliari dei positivi al coronavirus, così da poter alleggerire il carico ospedaliero. Inoltre, entro domani dovrebbero arrivare dal Governo i tamponi rapidi per i medici di base che quindi potranno testare i propri assistiti in caso di sospetta positività. «Noi comunque stiamo creando un protocollo operativo sui dispositivi di sicurezza che i medici dovranno indossare quando fanno il tampone», ha aggiunto Zaia.

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