Coronavirus, Zaia è convinto che il Veneto resterà in zona gialla

Il presidente del Veneto: «I nostri indicatori ci lasciano sperare in un buon esito della classificazione. La situazione è sotto controllo»

 

«Questi sono giorni cruciali perché venerdì arriverà la sentenza, ma i nostri indicatori ci lasciano sperare in un buon esito della classificazione. La situazione è sotto controllo. I tassi di occupazione delle terapie intensive sono tra i più bassi in Italia. Abbiamo, sì, focolai, ma siamo una regione grande. Abbiamo tanti contagiati perché facciamo tanti tamponi. E quindi il mio unico appello ai cittadini è che rispettino le regole». Queste le dichiarazioni del presidente del Veneto Luca Zaia rilasciate oggi, 19 novembre, nel consueto appuntamento di informazione sull'andamento della pandemia di Covid-19 in regione. Le parole di Zaia si riferiscono al fatto che domani il Governo comunicherà se sono necessari cambiamenti nei vari territori e quindi se alcune regioni cambieranno colore in base al rischio di diffusione del virus. Ai colori, come è noto, sono associate delle restrizioni che si fanno sempre più rigide. In questo momento, il Veneto è tra le regioni gialle, quelle con le limitazioni minori, ed il presidente regionale è convinto che domani il Veneto resterà in zona gialla. Non ci sarebbero dunque rischi che la regione diventi arancione o rossa.

Ma anche se sarà confermato in zona gialla, il Veneto sente comunque la pressione dei pazienti Covid negli ospedali. Rispetto alla primavera scorsa, le terapie intensive sono meno in difficoltà, ma sono tanti i positivi al virus presenti negli altri reparti. «C'è tensione per i ricoveri - ha detto Zaia - La vera pressione ospedaliera ce l'abbiamo in area non critica, dove i pazienti Covid sono problematici ed hanno bisogno di cure e assistenza continue. E nelle terapie intensive si sente lo stesso pressione, perché oltre ai pazienti Covid ci sono tutti quei pazienti politraumatizzati che a marzo non avevamo per via del lockdown».

L'incontro di questo pomeriggio, infine, è stato concluso dalla dottoressa Francesca Russo, che dirige tutta l'area della prevenzione della sanità veneta, che ha fornito un'aggiornamento sui vaccini. «Tra la fine di quest'anno e l'inizio dell'anno prossimo potrebbero esserci i primi vaccini anti-Covid, ma non sappiamo ancora quanti ne avremo - ha spiegato la dottoressa Russo - Abbiamo comunque fatto partire delle rilevazioni per conoscere quanti ne potremmo conservare. La protezione civile ha inoltre chiesto di conoscere l'esatta quantità del personale sanitario. La macchina organizzativa è dunque partita. Per quel che riguarda il vaccino anti-influenzale ci sono problemi in varie regioni, non solo in Veneto. Ci sono difficoltà di approvvigionamento del vaccino perché c'è stata una richiesta superiore alle disponibilità. Abbiamo richiesto al Ministero della salute altre 50mila dosi da somministrare soprattutto nella fascia di età pediatrica».

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