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Lunedì, 16 Maggio 2022
Sport Negrar / Via Don Angelo Sempreboni

Sofia Goggia argento olimpico, il contributo della medicina rigenerativa di Negrar

In meno di un mese l'atleta è passata dall'infortunio ai legamenti del ginocchio al podio di Pechino, anche grazie ad un trattamento del chirurgo Claudio Zorzi, direttore dell'ortopedia dell'ospedale Sacro Cuore Don Calabria

«Argento vivo, vivissimo». Una medaglia dal «valore incommensurabile». Sofia Goggia, via Instagram, ha commentato così la medaglia vinta alle Olimpiadi Invernali di Pechino 2022. Un risultato storico per lo sci azzurro perché la medaglia di bronzo vinta da Nadia Delago ha fatto salire per la prima volta due atlete italiane su un podio olimpico di discesa libera. Ma un risultato storico anche per Sofia Goggia che meno di un mese fa era caduta sulle nevi di Cortina infortunandosi ai legamenti del ginocchio. «Ho dato tutto - ha commentato la sciatrice bergamasca in un video condiviso sui social network - Sono stati giorni incredibili. A Cortina sembrava che fosse andato tutto in fumo e invece è arrivata una medaglia d'argento che vale tantissimo. Mi dispiace non aver preso l'oro però prima della gara avrei firmato per un risultato così».

Sofia Goggia ha lottato contro il tempo sia durante la gara che prima. Dopo l'infortunio, infatti, l'atleta ha svolto un lavoro di riabilitazione fisica e di fisioterapia che le ha permesso in una ventina di giorni di passare dalla caduta di Cortina al podio di Pechino. Un lavoro a cui ha contribuito anche il chirurgo ortopedico Claudio Zorzi, direttore dell'ortopedia dell'ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar.

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(Zorzi)

«Siamo orgogliosi di aver contribuito, insieme al suo coraggio e volontà di ferro, e ai suoi preparatori atletici, all’incredibile recupero e allo straordinario risultato di Sofia», ha commentato Zorzi che ha svolto su Sofia Goggia un trattamento di infiltrazioni di Prp (Plasma ricco di piastrine). «È una procedura largamente applicata sulle articolazioni del ginocchio, dell’anca e della spalla soprattutto in presenza di artrosi a Negrar, con oltre 6mila trattamenti l’anno, registra una delle casistiche più ampie a livello internazionale - ha spiegato Zorzi - L'impiego sui legamenti crociati è invece più recente ed esistono ancora pochi i casi trattati».
Il Prp è un gel che si ottiene da un normale prelievo di sangue venoso del paziente, che viene successivamente centrifugato con il risultato di un composto concentrato di plasma e piastrine. Il gel viene iniettato all’interno dell’articolazione con una semplice infiltrazione. «I fattori di crescita presenti nel preparato ematico stimolano il processo riparativo del tessuto, trasformandosi in una potente medicina biologica ad alto effetto anti-infiammatorio - ha concluso il medico - Il primo beneficio per il paziente è la scomparsa del dolore, come la stessa Goggia ha riferito. Si tratta di una metodica di medicina rigenerativa, semplice, mininvasiva e ben tollerata, che richiede un intervento di una decina minuti. Il paziente viene dimesso dopo qualche ora di osservazione».

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