Stella della Grande Inter, a 78 anni si è spento il veronese Mario Corso

Con la maglia nerazzurra vinse 4 Scudetti, 2 Coppe dei Campioni e 2 Intercontinentali. Il suo piede sinistro incantava pubblico e avversari, mentre le sue punizioni "a foglia morta" erano un incubo per i portieri

Mario Corso durante una premiazione a San Siro - Foto Ansa

«É scomparso Mario Corso, interista, campione eterno dotato di infinita classe. Con il suo sinistro ha incantato il mondo in una squadra che ha segnato un’epoca. I pensieri e l’affetto di tutti noi vanno alla famiglia in questo momento difficile #FCIM». Con questo tweet l'Inter ha detto addio ad una delle sue leggende che, sotto la guida del "mago" Helenio Herrera, contribuì a scrivere alcune delle pagine più gloriose del club nerazzurro. 
Corso nacque a Verona il 25 agosto del 1941 e da alcuni giorni era ricoverato in ospedale. Con il suo sinistro incantò i tifosi italiani ed europei, diventando uno specialista delle punizioni "a foglia morta" e regalando giocate geniali, spesso destinate ai compagni. Una delle stelle più luminose della Grande Inter, che indossò i colori nerazzurri per 509 volte, segnando 94 gol, tra il 1957 e il 1973, prima di concludere la propria carriera al Genoa nel 1975, dove giocò 31 partite segnando 6 reti. Un'ala a volte indolente, a volte inarrestabile, un giocatore definito "atipico" che poteva illuminare e decidere una partita dopo essersi "isolato" per diversi minuti e che per tre volte venne candidato al Pallone D'Oro, arrivando settimo nel 1964. 
Con la Nazionale giocò 23 partite segnando 4 reti, tuttavia non partecipò mai ad un Europeo o ad un Mondiale, mentre con l'Inter vinse 4 Scudetti, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali. Nella stagione 1984-1985 si sedette sulla panchina nerazzurra subentrando ad Ilario Castaganer e guidò la squadra al sesto posto finale. 

Corso mosse i primi passi nel mondo del pallone con l'Azzurra Verona, società del rione di San Giovanni in Valle, per poi trasferirsi all'Audace San Michele. Qui venne scoperto dall'Inter, che lo fece debuttare a 16 anni e 322 giorni, in una partita di Coppa Italia contro il Como vinta per 3-0, nella quale segnò la seconda rete, diventando il più giovane marcatore della storia nerazzurra. 

L'ex presidente Massimo Moratti, figlio di Angelo che costruì la Grande Inter, lo ha ricordato commosso: «Mario Corso era l'unico calciatore che Pelè dichiaratamente avrebbe voluto nel suo Brasile: questo per far capire ai giovani la portata della classe del mio amico. Era il mio preferito della Grande Inter, ma anche mio padre lo adorava, e lui rimase sempre vicino alla nostra famiglia. Tecnica sopraffina, gioco in controtempo, le punizioni cosiddette 'a foglia morta era un piacere vederlo giocare...».
Per raccontare Corso nel migliore dei modi, voglia affidarci ad una frase di Carlo Tagnin, centrocampista dei nerazzurri dal '63 al '65: «Quando Suárez era in forma sapevamo di non perdere, ma quando Corso era in forma sapevamo di vincere».
Nella sfida contro la Sampdoria di domenica sera, l'Inter scenderà in campo con il lutto al braccio, in memoria del suo grande campione. 
 

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