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Diatriba Albertazzi-Hellas, la società si difende dalle accuse del giocatore

Il difensore ha dichiarato che il club gli ha nascosto la reale entità di un infortunio per favorirne la cessione. L'Hellas ha replicato: "È impensabile. E il comportamento dell'atleta non è stato consono"

Ha vinto la sua causa sportiva contro l'Hellas Verona, ma lo scontro tra Michelangelo Albertazzi e il club gialloblu continua. Con una lunga video intervista rilasciata a Hellas Live e disponibile su Youtube il giocatore ha raccontato la vicenda giudiziaria da cui è uscito pienamente vincitore. Ora Albertazzi è un giocatore svincolato e l'Hellas è stata condannata a pagargli tutti gli stipendi pattuiti dal contratto e anche le spese legali. 

In questa intervista ad Hellas Live, l'ex difensore dell'Hellas ha rilasciato anche delle dichiarazioni dure contro l'Hellas, accusando la società addirittura di avergli tenuto nascosto l'entità di un infortunio per favore la cessione del giocatore. Parole che hanno scatenato la reazione del club che ha deciso di raccontare la propria versione dei fatti.

Nel corso della sessione estiva del calciomercato del 2016 - fanno sapere dall'Hellas attraverso un comunicato - nessun club chiese di acquisire le prestazioni sportive del calciatore e nella stagione 2016/17, durante il ritiro di Racines, il calciatore subì un trauma distorsivo al ginocchio sinistro per cui, dopo gli esami specialistici, si optò per una terapia conservativa, per permettere al tesserato di non perdere gran parte della stagione e non per nascondere la reale entità dell’infortunio o portare a termine interessi di mercato. Come sarebbe stato possibile cedere un giocatore infortunato ad un'altra squadra dovendo il tesserato svolgere comunque le visite mediche di routine presso l'eventuale club di destinazione? In seguito al percorso riabilitativo e al rientro con la squadra, ad inizio agosto il calciatore subì un altro trauma allo stesso ginocchio, che, dopo nuovi accertamenti clinico-strumentali, evidenziava la necessità dell'intervento chirurgico. Tale operazione fu eseguita da professionisti scelti liberamente dal calciatore, così come da lui furono scelte le strutture dove svolgere il successivo percorso riabilitativo. Dopo circa cinque mesi il tesserato, considerato clinicamente guarito e pronto a tornare in campo, affermava di non sentirsi pronto, e per questo durante la sessione di calciomercato invernale, nel gennaio 2017, rifiutò ogni possibile trasferimento a titolo temporaneo, che gli avrebbe consentito di giocare con maggiore continuità e ritrovare la condizione migliore. Al calciatore, nel giugno 2017 e tramite il suo agente, fu proposto un rinnovo contrattuale per un'altra stagione, subordinato, però, alla necessità di trasferirsi in prestito presso un altro club, al fine di avere maggiore continuità di prestazioni. Tutte le destinazioni (italiane ed estere) propostegli sono state però rifiutate, con svariate motivazioni, sia pur legittimamente dal punto di vista contrattuale ma con esiti controproducenti sia per l'atleta che per la società, che non lo avrebbe comunque utilizzato, non rientrando nei piani tecnici, come a lui comunicato. Alla luce di queste decisioni, ad agosto 2017 il presidente Maurizio Setti propose al calciatore la rescissione consensuale del contratto, ma Albertazzi comunicò anche in tal caso il proprio rifiuto. Alla fine di settembre 2017 il collegio arbitrale della Lega Serie A ha ordinato la reintegra in rosa del calciatore che, dal giorno di rientro presso lo Sporting Center di Peschiera, ha avuto un comportamento non consono alle abitudini di uno spogliatoio di una squadra professionistica ovvero: filmare e fotografare direttamente o tramite terze persone gli allenamenti anche a porte chiuse, registrare conversazioni private con compagni di squadra e membri dello staff quali magazzinieri e medici, fotografare documenti riservati, svolgere sia sedute fisioterapiche che allenamenti con il telefono nascosto negli indumenti. Ai primi di gennaio 2018 il collegio arbitrale, con il motivato parere fermamente contrario di uno dei tre arbitri si pronunciava ordinando la risoluzione contrattuale, con l’obbligo di pagamento, da parte dell'Hellas Verona, della sola parte mancante dell'ingaggio sino al 30 giugno 2018 e le relative spese accessorie.

Questa la ricostruzione fornita dall'Hellas Verona e sembra ormai chiaro che tra il club e Albertazzi lo scontro giudiziario si giocherà anche nelle aule della giustizia ordinaria.

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