Hellas, Juric si presenta: «Vogliamo essere una squadra battagliera»

Il nuovo allenatore dei gialloblu ha incontrato la stampa: «I primi contatti sono stati dopo l'esonero di Fabio Grosso, da quel momento nella mia testa c'era solo Verona e ho dato la mia disponibilità sia per la Serie A che per la Serie B»

Juric e D'Amico alla presentazione

Il 2 luglio è stato il giorni di Ivan Juric. L'Hellas Verona infatti ha presentato il nuovo tecnico, chiamato a prendere il posto di Alfredo Aglietti che nel finale della passata ha guidato la squadra nella corsa playoff alla promozione. 
Juric ha guidato il Crotone nella sua storica salita in A, prima di approdare al Genoa dove ha vissuto una storia d'amore piuttosto tribolata, il cui apice è stata la vittoria casalinga sulla Juventus di Allegri, per venire poi esonerato tre volte in altrettante stagioni. 

Durante la conferenza stampa della presentazione, l'allenatore ha raccontato i primi contatto, affermando che da quel momento ha avuto in mente solo l'Hellas, a prescindere dalla categoria. 

L'arrivo a Verona? Per me è sempre stato un piacere giocare qua, ho sempre visto un grande ambiente quando venivo o assistevo alle partite. L'anno scorso è stato, a mio avviso, un po' particolare perchè tutto l'ambiente ha ritrovato la carica giusta solo alla fine e questo si è visto nel risvolto positivo per la squadra. I primi contatti sono stati dopo l'esonero di Fabio Grosso, da quel momento nella mia testa c'era solo Verona e ho dato la mia disponibilità sia per la Serie A che per la Serie B, ma per fortuna è andata bene. L'Hellas come riscatto? Non la vedo così, ma come una nuova fase. Sono molto contento che fra le varie possibilità si sia presentata Verona perché è speciale, è una piazza particolare rispetto alle altre e per questo sono felice. Cosa chiede il Presidente? Lui mi ha chiesto una squadra battagliera, è ciò che vuole anche la piazza ed è quello che vogliamo essere noi. 

Un'idea di calcio, quella di Juric, nata dagli insegnamenti di Gasperini, che però ha bisogno dei giusti interpreti per essere applicata a dovere. 

Coraggio? Per me è una sfida belllissima e io la vivo così, se riusciremo a salvarci e a far crescere i nostri giocatori si apriranno prospettive molto interessanti. Non è coraggio, ma una sfida. Allievo di Gasperini? La mia idea di calcio parte da quella di Gasp, perché con lui ho lavorato tanto sia da giocatore che da collaboratore o vice. Questa idea dipende però anche dai calciatori, perché servono giocatori con la gamba giusta per applicarla, ma se non ci sono bisogna adattare e mantenere l'idea e la predisposizione all'essere molto propositivi e recuperare presto palla. L'impronta della squadra dipenderà dunque dai calciatori che avremo, ma cercheremo di creare superiorità numerica attaccando il più possibile, ma senza un possesso esagerato. La difesa? In Serie A devi essere forte fisicamente e mentalmente, altrimenti fai fatica. Non mi piace certamente prendere tanti gol e lavoro molto perché i calciatori siano tosti e concedano il meno possibile. Palle inattive? Il lavoro da fare dipende sempre dalle caratteristiche dei giocatori in rosa. Tutti si concentrano molto su questo aspetto, ma a fare la differenza sono le caratteristiche mentali dei calciatori, la loro volontà di segnare o non subire. 

Ecco dunque che il nuovo Verona inizia a prendere forma. 

Come conquistare la piazza? Con l'idea di gioco, con una squadra che vuole fare le cose giuste e con umiltà. Io lavoro tanto, chiedo molta intensità ai giocatori e sono attento alla preparazione fisica. Punto di forza ad oggi e obiettivo? La nostra forza deve essere l'entusiasmo di chi ha vinto i Playoff, loro dovranno trasmetterlo a chi arriverà. Io lavorerò su questo gruppo che andrà a formarsi e mi piacerebbe riuscire a fare grandi cose. Il recente arrivo di Rrahmani? È un giocatore che ha scelto il Direttore Sportivo D'Amico, lo conosco e so che ha carattere e all'occorrenza può ricoprire anche il ruolo di terzino. Arriva in un campionato molto difficile ma credo che possa fare bene, comunque in quel reparto dobbiamo migliorarci. Bessa? È un giocatore interessante con cui ho lavorato tanto a Genova ed è l'unico, con Pazzini, ad aver già dimostrato nelle scorse stagioni di Serie A di poter giocare questo campionato, però è ancora presto per capire cosa dirà il mercato. Chi potrà restare? Dovranno tutti dimostrare di potersi mettere alla prova in A, ma conoscevo già tutti i giocatori e le loro caratteristiche, per esempio Zaccagni lo seguo da quando era a Venezia e sono curioso di vederlo dal vivo. Dawidowicz e Di Carmine? Anche loro devono dimostrare di avere le qualità per il campionato, ma hanno fatto dei grandi Playoff e sono positivo. Porte aperte agli allenamenti? Non sono un allenatore geloso del lavoro che faccio quotidianamente sul campo, per me non è un problema che i tifosi assistano alle sedute e io non voglio certo che ci siano separazioni. Non è tanto l'allenatore, ma più spesso i giocatori che se devono essere sgridati non hanno piacere che avvenga davanti a tutti, ma gli allenamenti si potranno vedere, tranne quando proveremo quelle cose più delicate come le palle inattive. Il Verona cerca un attaccante da doppia cifra? Qui è tutto nuovo e anche se negli anni scorsi ci sono stati problemi con il gol io non ne faccio un'ossessione, se avremo la possibilità di migliorarci lo faremo. 

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