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Il Chievo Verona accusa: «Episodio razzista contro Obi». Il Pisa nega tutto

Presunto episodio di razzismo durante il match contro il Pisa, ma i toscani negano

Strascichi polemici in serie Bkt dopo la sfida tra Pisa e Chievo Verona, terminata sul risultato di parità con reti anche molto belle. Ma il gioco del calcio non c'entra molto, non si parla né di rigori contestati né di espulsioni. Il presunto episodio oggetto delle polemiche ha un'altra matrice, quella razzista ai danni del centrocampista clivense Joel Obi. L'accusa parte dalla società veronese che attacca formalmente in un comunicato stampa un centrocampista del Pisa, ritenendolo responsabile di aver profferito la frase «la rivolta degli schiavi», indirizzandola proprio verso Obi durante il primo tempo.

A fine match è arrivato prima il durissimo commento di Luca Garritano che si è speso ai micrrofoni di Dazn per contestare ogni fenomeno di razzismo nel mondo del calcio. Quindi è stata la volta anche di Emanuele Giaccherini e, poco dopo, è giunto il comunicato stampa ufficiale, altrettanto durissimo, da parte della società Chievo Verona che, si legge, «esprime la massima solidarietà verso il suo giocatore, oggetto di una infamante e squallida frase, che nulla ha a che fare con i più elementari e basilari valori di sport, etica e rispetto». L’A.C. ChievoVerona, prosegue quindi la nota del club scaligero, «condanna e stigmatizza fermamente il comportamento razzista subito da Joel Obi, e si rammarica perché ad una frase sentita dai più in campo non sia seguito alcun provvedimento disciplinare: né da parte dell’arbitro, né da parte dell’assistente e quarto uomo, né il procuratore federale». 

Questo è infatti il problema di fondo: nessuno dei componenti della quaterna arbitrale ha ritenuto di dover intervenire. Luca Garritano ha riferito a fine gara che l'arbitro non avrebbe ritenuto la frase di stampo razzista. Se così fosse, la cosa sarebbe alquanto grave, poiché è evidente che rivolgere la frase «la rivolta degli schiavi», ammesso e non concesso che tale frase sia stata pronunciata (e sarà la procura ad accertarlo) verso un calciatore dalla pelle nera non può che avere dei connotati razzisti. La storia dell'umanità, purtroppo, ci insegna che i bianchi colonizzano, i neri patiscono la schiavitù, non si sia ipocriti fino al punto di ritenere che il razzismo esista solo quando si costruiscono insulti verbali con in mezzo la parola "negro". 

Il Chievo Verona, nella sua nota stampa conclude: «L’A.C. ChievoVerona, da sempre convinta sostenitrice dei valori di etica, rispetto e fair play – continuerà a restare in prima linea nella lotta contro ogni forma di razzismo o violenza, dentro e fuori da qualsiasi campo di gioco». Non si è però fatta attendere nemmeno la reazione formale alle accuse da parte del Pisa che, in risposta alla nota della società veronese, ha diramato un comunicato ufficiale con il quale sostanzialmente nega ogni addebito: «ll Pisa Sporting Club prende le distanze da quanto riportato a mezzo comunicato stampa dalla società Chievo Verona. L’episodio incriminato non è stato rilevato dalla quaterna arbitrale, né dai responsabili di Lega e Figc presenti a bordo campo, né dai numerosi microfoni televisivi presenti a ridosso dei protagonisti. Il nostro tesserato, peraltro, ha confermato di non aver rivolto alcun epiteto offensivo al calciatore avversario, tantomeno a sfondo razziale».

Sempre nella stessa nota ufficiale, il club toscano chiarisce: «La società Pisa Sporting Club è attiva da sempre in ambito sociale, collabora a progetti di integrazione e di aiuto verso le fasce più deboli, sull’esempio tracciato dalla propria tifoseria conosciuta in tutta Italia anche per iniziative benefiche e di lotta verso il razzismo. Il Pisa Sporting Club, per tali motivi, non accetta lezioni di comportamento da nessuno, tantomeno da chi non si è certo distinto negli ultimi anni per i valori dell’etica, del fair play e del rispetto delle regole basilari dello sport».

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