Calcio

Hellas, Faraoni: «La squadra si è ritrovata, ora ci siamo. Sogno la Nazionale, ma penso al Verona»

L'esterno gialloblù su squadra, allenatori e Italia: «Quando cambi giocatori devi assimilare gli automatismi, manca ancora lucidità nei finali di gara. Di Francesco? Qualcosa non andava. Tudor scelta della società per responsabilizzarci. La chiamata con gli Azzurri sarebbe gratificante, ma non deve essere un'ossessione»

Marco Davide Faraoni, il vice capitano dell'Hellas Verona, è stato intervistato da La Gazzetta dello Sport a pochi giorni di distanza dalla sfida salvezza contro lo Spezia.

Di seguito le principali dichiarazioni dell'esterno gialloblù:

IL MOMENTO. «Se ci siamo davvero ritrovati? Sì. Quando cambi qualche giocatore devi assimilare gli automatismi. Ora ci siamo. Ci manca ancora un po' di lucidità nei finali di gara, nel tenere il risultato. Le ultime partita hanno evidenziato questo problema, ci facciamo rimontare. Ma ne siamo consapevoli, non preoccupati. Sapevo fin dall'inizio che saremmo usciti da quella situazione, perché credo nel nostro gruppo. Prima c'era qualcosa non andava certo, ma era anche responsabilità nostra. Ci siamo parlati e abbiamo detto: dobbiamo cambiare. Come ho detto il gruppo è forte, parlarci tra di noi è stato fondamentale. Per noi c'è una sola ossessione: la salvezza. Ma son sincero, questo gruppo ha più potenziale che in passato. Potremmo addirittura fare meglio».

GLI ALLENATORI. «Cosa non è andato all'inizio con Di Francesco? Le sfumature di cui dicevo prima. Col Sassuolo abbiamo fatto una gran partita e siamo stati sfortunati. Come col Bologna. Con l'Inter, entra Correa e cambia tutto. La sfumatura del fuoriclasse. Forse ci mancava qualcosa fisicamente, di solito noi nella ripresa schiacciavamo gli avversari. Era questione di tempo. Ora con la preparazione stiamo ritrovando quella base che ci era venuta un po' a mancare. Tudor? Sono decisioni della società. Sicuramente quando c’è un altro allenatore qualcosa cambia, ma di solito si fa anche così perché ti responsabilizza, i giocatori danno di più per mettersi in mostra. A volte bisognerebbe cambiare i giocatori (sorride, ndr). Il gioco di Tudor come quello di Juric? Con Juric che era un martello i risultati sono arrivati, e il tipo di gioco si è capito che è fatto per questa squadra. Quindi è giusto utilizzarlo. Poi Tudor ci metterà del suo. Ma la squadra è forte, e sono sempre i giocatori che vanno in campo. Juric è un ottimo allenatore e un grande uomo ma se non hai buoni giocatori puoi fare poco. Rispetto e gratitudine dunque a lui che ci ha fatto crescere, ma noi siamo stati bravi. La sua assenza è uno stimolo per far vedere che siamo noi quelli forti».

LA NAZIONALE. «La Nazionale è qualcosa di bellissimo, che gratifica il lavoro che stai facendo, l'ambizione di tutti quelli che giocano a calcio. Per me è un sogno. Ma ho trent'anni, non mi fisso. So che non deve essere un'ossessione. Io devo soltanto continuare a fare bene con l'Hellas e magari poi qualcosa arriva e io sarei l'uomo più felice del mondo. Essere accostato a uno come Theo che per me può diventare uno dei migliori esterni del mondo e a Gosens che tra gol e assist è una macchina, è molto gratificante. Ma io spero anche di superarli, perché no? Il mio obiettivo è migliorare la doppia cifra dell'anno scorso».

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