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Hellas, Cioffi si presenta: «Verona per me rappresenta una sfida»

Continuità con i suoi predecessori, squadra fisica e gioco propositivo: il nuovo allenatore dei gialloblu ha parlato sabato in conferenza stampa del campionato che prenderà il via a metà agosto

È stato presentato con una conferenza stampa che si è tenuta sabato 2 luglio, il nuovo allenatore dell'Hellas Verona Gabriele Cioffi. 
Dopo un passato da difensore, che lo ha visto militare anche nel Torino e nel Mantova, Cioffi si è piano piano fatto strada come allenatore, collezionando anche alcune esperienze all'estero, fino alla consacrazione avvenuta la scorsa stagione sulla panchina dell'Udinese, condotta alla dodicesima posizione in classifica. 
Cioffi succede a Tudor e Juric (nel mezzo la breve parentesi Di Francesco), che tanto bene hanno fatto nelle ultime tre stagioni in riva all'Adige. Il tecnico dunque sarà chiamato a non far rimpiangere i suoi due predecessori, con la rosa che la società riuscirà a mettergli a disposizione. 
Queste le sue dichiarazioni riportate dal sito ufficiale della società scaligera. 

Qual è il suo rapporto con il Presidente e il Direttore Sportivo? «Prima di iniziare vorrei ringraziare proprio il Presidente Setti ed il Direttore Marroccu per avermi sentito scelto e fortemente voluto. Il nostro è un buon rapporto, ma penso che il vero valore della nostra collaborazione si dimostrerà nel tempo, soprattutto nei momenti del bisogno, se ce ne saranno. Ringrazio la Società anche per avermi dato la possibilità di portare a Verona uno staff che ci permetterà di fare un buon lavoro. Mi sono stati dati degli obiettivi chiari, primo su tutti quello del raggiungimento della salvezza. Per riuscire nel nostro obiettivo servirà essere umili, avere idee chiare ed essere capici di saper gestire tutti i momenti della stagione. In generale, credo che non mi discosterò dalle linee guida dettate dal passato, l'idea ed i principi saranno gli stessi: avere una squadra che dà sempre il massimo, lavora ogni giorno con umiltà e gioca sempre per provare a vincere tutte le partite».

Come ha visto il Presidente Setti in questi suoi primi giorni? «Il Presidente, come me, è carico e ha voglia di fare bene. Noi lavoreremo ogni giorno dando tutto ciò che abbiamo per riuscirci. Penso che Maurizio Setti sia un Presidente con la P maiuscola: restare per tutti questi anni nella massima serie è un'impresa non da poco e bisogna dargliene merito».

Cosa le ha fatto dire sì al Verona? «Verona per me rappresenta una sfida: è una piazza vera, storica, importante, circondata dal grandissimo affetto e calore dei tifosi. La mia sfida sarà quella di eguagliare quanto di buono fatto negli ultimi anni, continuando l'ottimo lavoro svolto dai miei predecessori. Credo che in qualsiasi sport l'elemento della sfida sia fondamentale: questo è il mio approccio in tutte le situazioni che affronto nella mia vita».

Quanta continuità ci sarà con il lavoro fatto in passato da mister Juric e Tudor? «Sicuramente vorrò dare continuità al lavoro svolto dai miei predecessori, aggiungendo però la mia identità e le mie caratteristiche da allenatore».

Sarà un Verona più fisico rispetto allo scorso anno? «Per come intendo io una squadra fisica penso che il Verona sia stato fisico anche in questa stagione. È stata una squadra intensa, che si sacrificava molto, aveva grande volontà e giocava con intelligenza. Anche quest'anno vorrò una squadra che entrando in campo trasmetta la sensazione di vendere cara la pelle. La mia idea di calcio? Senza dubbio è quella di creare un calcio propositivo, ma sempre con il giusto equilibrio: questo è ciò che mi appartiene e che sono come allenatore. Sarà una partenza forte per far sì che sia intelligente, dovremo saper gestire tutti i momenti della stagione».

Cosa pensa del mercato che sta svolgendo la Società? «Nel calcio di oggi parliamo molto di sostenibilità, ma questo è un concetto che oltre ad essere teorizzato va anche applicato. La storia del Verona dimostra che chi i giocatori che vengono venduti vengono anche sostituiti. In generale penso che quello del mercato per noi non debba essere un alibi. Cancellieri? Mi piaceva molto, ma come dicevo prima è stata una scelta dettata dal mercato. Un imprescindibile di questa squadra? Non penso che ci sia nessuno di imprescindibile, ma credo fortemente nel gruppo di questa squadra. Ogni giocatore qui negli ultimi anni abbi trovato soddisfazioni personali nella soddisfazione del gruppo, e penso che questo sia stato l'elemento vincente. La Primavera? Credo che l'Hellas abbia dimostrato negli anni l'importanza del suo vivaio. Ci sono giocatori di prospettiva importanti che potremo valutare nel corso della stagione».

Quanto inciderà la sosta invernale? «Credo che la sosta per i Mondiali in Qatar inciderà quanto noi le permetteremo di incidere. Nelle ultime settimane abbiamo programmato il lavoro in base anche a questa sosta: dovremo essere bravi a gestire bene il lavoro che faremo in ritiro ed a correggere il tiro nel corso della stagione. Sappiamo che sarà un campionato atipico, ma cercheremo comunque di fare il massimo ogni domenica».

Quanto l'hanno formata le esperienze all'estero? «Non penso che tutti debbano formarsi all'estero, ma senza dubbio io oggi sono il frutto del mio percorso. La mia scelta all'inizio è stata forzata, ma mi ha formato ed insegnato molto, sia a livello umano che professionale. Per la possibilità di potermi confrontare con ambienti diversi è stata importante e credo che sia stato uno dei fattori che mi ha permesso di fare bene a Udine».

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