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Hellas disastroso allo stadio Vigorito: gialloblu umiliati dal Benevento

Il Verona fallisce in pieno lo scontro salvezza venendo sconfitto per 3-0 dai campani: partita da film horror per i gialloblu, che non sono mai riusciti a creare veri problemi agli avversari nell'arco dei novanta minuti

Al termine di una prestazione umiliante, l'Hellas Verona è uscito battuto per 3-0 dallo stadio Vigorito, dove ha affrontanto il Benevento ultimo in classifica, nel recupero della ventisettesima giornata di Serie A. 

Doveva essere la partita del rilancio per la squadra di Pecchia, che invece praticamente non è mai scesa in campo, gettando così alle ortiche un match decisivo per la corsa alla salvezza. Fin dalle prime battute i padroni di casa hanno dimostrato di essere più in palla, più "vogliosi" di vincere, di fronte ad un avversario che è sembrato capitare per caso sul terreno di gioco o per recitare la parte dello sparring partner. Così al 4' Del Pinto può provare il destro dal limte e Viola, all'11', è libero incornare, ma entrambi trovano l'opposizione dell'unico gialloblu meritevole della sufficienza: il portiere Silvestri. 
Sotto tono dal punto di vista difensivo, passivo in difesa e poco aggressivo nel pressing, anche quando è riuscito a recuperare palla il Verona ha incontrato enormi difficoltà nel costruire un'azione degna di questo nome, una di queste rare manovre al 23' ha portato Cerci a servire Valoti, ma il suo assist si è rivelato fuori portata. Inutilmente attendista oltre ogni ragionevolezza, l'Hellas nell'azione successiva ha lasciato avanzare palla al piede Letizia, che dal limite dell'area ha trafitto Silvestri con un tiro a giro che nessuno ha provato a contestargli. Al 27' Pecchia è costretto a spendere il primo cambio per l'infortunio muscolare di Calvano, decidendo per l'inserimenti di Felicioli, ma la completa assenza di idee di gioco dei suoi giocatori è rimasta inalterata e il Benevento ha così potuto fare ciò che ha voluto, vista la scarsa e mal coordinata pressione ospite. Al 34' quindi Immello ha potuto presentarsi davanti al portiere ospite che ci ha messo ancora una pezza, mentre due minuti dopo Venuti è facilmente entrato in area dalla sinistra, mettendo poi la sfera sul fondo. 

LA CRONACA E IL TABELLINO

Ad inizio ripresa gli ospiti hanno provato ad essere più propositivi, cercando anche di sfruttare l'inserimento di Petkovic per Valoti, ma la difficoltà nel riuscire a creare occasioni da rete è rimasta inalterata, così come l'incertezza del reparto arretrato. E allora ci ha pensato ancora una volta Silvestri, a tu per tu con Diabaté al 51', a metterci una mano dopo una fase difensiva scaligera da film horror, così come cinque mnuti dopo è stato costretto ad un altro grande intervento sul'attaccante maliano. 
Ma il raddoppio era oramai nell'aria e al 66', dopo le botte da fuori di Letizia e Iemmello, Silvestri ha dovuto capitolare sul colpo di testa del solito Diabaté, ribadito in porta ancora da Iemmello, quando però aveva già varcato la linea. 
Svuotato e incapace di dare una vera reazione, il Verona ha cercato di spingere per provare ad accorciare le distanze, venendo sorpreso ancora una volta in difesa, con il centravanti maliano di De Zerbi, che ha potuto firmare la doppietta personale su assisti di Brignola. 

Una prova fallimentare e vergognosa quella messa in campo dall'Hellas Verona, che avrebbe potuto conquistare punti fondamentali per corsa salvezza ed invece ha collezionato una sconfitta che moralmente lo condanna. Pecchia non è mai riuscito a risolvere i problemi che affliggono questa squadra, così come dimostra praticamente l'intera stagione in corso e buona parte di quella dell'anno scorso nel campionato cadetto. 
Contro un avversario alla sua portata, l'Hellas avrebbe dovuto mettere in campo quella foga agonistica vista solo in rare occasioni, ma che gli sono valse i tre punti. Invece i gialloblu hanno sempre atteso, lasciando campo ad un avversario che è entrato ed uscito dall'area di rigore come e quando ha voluto, senza mai trovare opposizione fino alla trequarti. Messa malissimo in campo, con neppure un meccanismo di gioco ben oliato (quando siamo ad aprile), la formazione di Pecchia non è mai stata in grado di portare un pressing decente e coordinato, dando ancora una volta l'impressione di volersi arrendere e di non sapere cosa fare. 
La fase di costruzione poi è risultata una volta di più totalmente assente, con i giocatori che non sembrano mai aver idea di cosa devono fare sul terreno di gioco, dei movimenti che devono compiere loro o i compagni, con il risutato finale che riuscire a portare a termine 3 o 4 passaggi consecutivi appare sempre una vera impresa. 
Poca tecnica, pochissimo agonismo: questo è, probabilmente, il definitivo fallimento del progetto "Pecchia", difeso fino a questo momento dalla società. Oltre che quelle dei giocatori, le responsabilità di allenatore e dirigenza sono evidenti, per aver costruito una squadra in maniera approssimativa, liberandosi anche di giocatori che probabilmente avrebbero fatto decisamente comodo (uno su tutti, Pazzini), e per averla schierata e prepara anche peggio. 
Le dimissioni di Fusco sono arrivate al termine della gara, mentre si attende la decisione di Setti sul futuro di Pecchia: l'esonero appare come la via più sensata per cercare di dare uno scossone alla squadra e provare ad agguantare una salvezza che pare un miraggio, visto il brutto spettacolo offerto fino ad ora. 

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