Tassa sul turismo, il fronte del "no": serve solo a far cassa

Gli albergatori: "Colpita solo una categoria". Il Comune: "Presto troveremo un'intesa"

Tassa sul turismo, il fronte del "no": serve solo a far cassa

Una settimana di tempo per trovare la quadra con gli enti locali e le opposizioni. Sulla proposta del ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, il Governo ha disposto lo slittamento del voto al 2 febbraio. Sul tavolo della trattativa, con Comuni e Province, c’è anche la discussione sull’imposta di soggiorno turistico, o “tassa di scopo”, che prevede l’introduzione di una quota, compresa tra 40 centesimi e 5 euro, che ogni albergatore dovrà versare al Comune per ogni pernottamento. Il federalismo municipale in salsa leghista passa anche di qui, ma la lotta più acerrima alla bozza Calderoli è quella che vede in campo la Confturismo, la Federalberghi e le agenzie per la promozione del territorio. Già in corso d’opera, sembrerebbe, una modifica per estendere la proposta ad ogni Comune, e non solo ai capoluoghi e alle città più in voga.

A Verona il fronte comune del “no” vede in prima fila il Consorzio Verona TuttIntorno, per voce del presidente Stefano Ghelli Santuliana: “Applicare una tassa agli albergatori, in un tempo di crisi come questo, è già di per sé negativo, se poi non dovesse essere generalizzata a tutte le strutture ricettive del territorio e a tutte le località sarebbe una vera e proprio pugnalata”. Così com’è stata presentata, la tassa di soggiorno sarebbe applicata ai centri più importanti: a Verona ma non a Custoza, a Garda ma non Bardolino, a Soave ma non a Boscochiesanuova. A seconda della classificazione alberghiera, l’obolo cittadino per il turista si aggirerebbe tra i 40 centesimi e i 5 euro. Ciò significa che, prendendo in esame un’imposta media, a metà tra il minimo e il massimo, nella sola Verona, il totale delle entrate si aggirerebbe sui 3 milioni di euro all'anno. Favorevoli in linea di principio si dicono i tre assessori al Turismo di Comune e Provincia. Vittorio Di Dio però qualche sassolino dalla scarpa se lo toglie nonostante rimanga "imperativa" l'intenzione di convocare al più presto un tavolo tra le categorie e l'ente locale: "Bloccare una proposta sul nascere è controproducente e non ci fa andare avanti e guardare al futuro. Io sono favorevole all'iniziativa dato che è una soluzione che permette di aumentare la ricchezza e va a rimpolpare le casse, esigue, del Comune. La bozza è adeguata  fintanto che i proventi dell'imposta turistica andranno ad essere reinvestiti su territorio e città. Che è quello che faremo. Le varie categorie non si devono arroccare sulle proprie posizioni".

“Se lo scopo è la promozione del territorio- commenta Ghelli- ben venga: ma l’imposta dovrà essere estesa a tutti coloro che rientrano nella filiera commerciale del turismo: ristoranti, artigiani, aziende di trasporti. Se venisse approvata invece colpirebbe un solo canale, quello degli albergatori e rilancerebbe, purtroppo, un’eventuale corsa all’evasione”. Quale sarebbe una possibile soluzione? “Si potrebbe introdurre un addizionale Irpef per tutti gli addetti ai lavori, o mediare attraverso i contributi camerali”.

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