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Martedì, 30 Novembre 2021
Interviste

Riforma, i tre punti della discordia

Su alcune questioni i "capi" della protesta sono irremovibili. "In gioco il futuro della ricerca"

Non salgono sui tetti. Per ora danno la precedenza al dialogo. I ricercatori dell'ateneo di Verona, come molti colleghi del resto d'Italia, hanno opinioni molto dure rispetto alla riforma dell'università che il Parlamento dovrebbe approvare in tempi brevi. Pretendono un consiglio d'ateneo straordinario, per esporre le proprie ragioni. Per raggiungere l'obiettivo è già stata organizzata una raccolta di firme in tutto l'istituto universitario.

Sono sostanzialmente tre i punti della riforma che i ricercatori veronesi vedono come il fumo negli occhi.
In primis il taglio del 60 percento del fondo per le borse di studio. "Una possibile mazzata per chi non ha i mezzi economici per intraprendere un corso di studi accademico", commentano. In secondo luogo sotto accusa la riforma della "governance". All'interno del consiglio direttivo di ateneo almeno il 10 percento dei soggetti dovranno essere "esterni". "Ciò può essere foriero di conflitti d'interesse. Un industriale, per esempio, pur senza investire economicamente nello sviluppo dell'ateneo,  potrebbe battersi per promuovere linee di ricerca funzionali per la sua industria, ma per nulla interessanti dal punto di vista della conoscenza. Il pericolo maggiore, però, è che entrino i politici".

Grosse perplessità anche di fronte alla cosiddetta "tenure track", che consente alle università, accanto ad altre modalità di reclutamento, di assumere ricercatori a tempo determinato per otto anni, per poi promuoverli ad associati se conseguono l´abilitazione. "Il rischio è di perdere otto anni della propria vita, visto che le Università non hanno fondi".

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