Pioggia di soldi sull'Arena, ora si pu respirare

In arrivo quattro milioni di euro dal decreto Milleproroghe. Politici veronesi soddisfatti

Pioggia di soldi sull'Arena, ora si pu respirare
Quattro milioni di euro in tutto. Questa la cifra che andrà a rimpinguare le casse della fondazione Arena. Sono stati approvati dalla commissione Affari costituzionali e dalla commissione Bilancio del Senato due emendamenti al decreto Milleproroghe. Nel primo si stanziano tre milioni di euro per l'anfiteatro scaligero e per la Scala di Milano. Nel secondo, invece, si finanzia con quindici milioni di euro il Fus, fondo unico per lo spettacolo. Di questa cifra un milione di euro dovrebbe essere assegnato alla nostra città. Ora i due emendamenti dovranno passare attraverso l'esame dell'aula, che li dovrà approvare.  A seguire l'intero iter del decreto è stato il sottosegretario all'Economia Alberto Giorgetti.

"Siamo molto soddisfatti - ha dichiarato il capogruppo dei senatori della Lega Nord Federico Bricolo - l'Arena di Verona e la Scala di Milano sono due simboli culturali conosciuti e apprezzati in tutto il mondo ed è giusto che siano sempre più valorizzati. Abbiamo compiuto un lavoro importante al Senato, sia come maggioranza che come parlamentari veronesi. Un grazie va al sottosegretario Alberto Giorgetti per il suo aiuto". Anche il sindaco Flavio Tosi ha espresso il suo gradimento: "Questi fondi rappresentano una boccata d'ossigeno - ha commentato - la preoccupazione resta, ma ora c'è più fiducia".

Se i milanesi e i veronesi esultano, non possono fare altrettanto i parlamentari napoletani: "Dal Milleproroghe emerge una realtà scandalosa per la tutela e la promozione della cultura in Italia - accusa Maria Carloni, senatrice del Partito Democratico - il provvedimento prevede l'erogazione di tre milioni di euro ciascuno alla Scala e all'Arena di Verona, e nulla per tutte le altre fondazioni lirico-sinfoniche del Paese. Preso atto e sottoscritto che si tratta di due istituzioni culturali fondamentali, c'é da chiedersi quale sia stato il criterio discrezionale che ha animato il governo e penalizzato altre realtà come ad esempio il teatro San Carlo di Napoli"

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