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Il vescovo veronese a Tripoli: "Obitorio pieno di cadaveri"

Monsignor Martinelli: "I 70 eritrei trovati morti sulla spiaggia seppelliti nel cimitero cristiano"

“Da due giorni su Tripoli non cadono bombe. La situazione è triste per la penuria di cibo e carburante ma almeno è un po’ più tranquilla. Forse ci si è resi conto che per quanto si cerchi di colpire con precisione obiettivi militari, non è sempre possibile non colpire i civili. Capisco le intenzioni di chi bombarda, ma non è così che si risolvono la crisi”. Queste le parole di monsignor Giovanni Martinelli, vicario apostolico di Tripoli. Secondo il prelato i circa settanta naufraghi eritrei trovati morti sulla spiaggia di Tripoli “dopo essere stati portati all’obitorio della città, sono stati seppelliti nel cimitero cristiano. L’obitorio infatti è pieno di corpi, di persone uccise per i combattimenti e i bombardamenti. Si è quindi deciso di seppellire quei poveri corpi il più rapidamente possibile”.

“Mi sembra che si stia rafforzando la volontà di trattare, anche se gli ostacoli da superare sono ancora diversi. Rinnovo l’appello all’Unione Africana e anche all’Europa perché intensifichino gli sforzi di pace. La popolazione è stanca della guerra e delle bombe”. Anche il regime di Gheddafi sta mostrando alcune crepe. Alcuni emissari del Raìs si sono recati in alcune capitali europee negli ultimi giorni per cercare una soluzione politica alla crisi.

Secondo il vescovo, originario di San Giovanni Lupatoto, due episodi di cui è venuto a conoscenza dimostrerebbero la volontà dei libici di trovare una soluzione pacifica: “Due signore, che parlavano un eccellente italiano perché avevano studiato in una scuola cattolica, si sono presentate da me affermando che la chiesa deve aiutarci a riconciliare il popolo libico”. In più il prelato avrebbe saputo “da una religiosa che opera a Yafran, che le forze ribelli si sarebbero ritirate dopo aver raggiunto un accordo di riconciliazione locale”.

Monsignor Martinelli esprime profonda preoccupazione per le aree della Libia dove sono segnalati combattimenti. In particolare Misurata, “dove si combatte e non sappiamo la sorte della piccola comunità cattolica, composta da filippini. Anche con Bengasi i collegamenti sono molto difficili. A Tripoli la vita della chiesa prosegue sia pure tra mille difficoltà. Ieri, domenica 3 aprile, abbiamo celebrato due messe alle quali hanno partecipato numerosi fedeli. È un segno di fede e di comunione profonda”.

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