Glaxo, protesta ai cancelli ritorna la paura dei tagli

Oggi pomeriggio sit in dei lavoratori davanti la sede veronese

Glaxo, protesta ai cancelli ritorna la paura dei tagli

Tornano ad agitarsi le acque nello stabilimento veronese dalla Glaxo. Oggi pomeriggio, alle 14.30, il sindacato unico dell'azienda ha organizzato un presidio per protestare contro la riorganizzazione annunciata dai dirigenti. Il 18 gennaio l'amministratore delegato di Gsk Italia Luc Debruyne, in una lettera inviata a tutti i dipendenti, ha affermato che il "modello di business non è più adeguato". Si ridimensiona la rete commerciale. Duecentoquarantasei esuberi (220 informatori scientifici del farmaco e 26 dell'area Pharma Sede). Il gruppo farmaceutico non intende più promuovere attraverso i propri informatori medici i propri prodotti "maturi", il cui brevetto è scaduto. Non sono abbastanza remunerativi e sono già conosciuti, secondo l'azienda. Domani saranno gli stessi informatori scientifici a incrociare le braccia per otto ore. Poi, il 4 marzo, è in programma uno sciopero generale di tutti i lavoratori. Sempre di otto ore,

L'Rsu, il sindacato unico della Glaxo, non concorda con questa impostazione. "L'azienda intende perseguire il massimo profitto - afferma Ivana Dal Forno, segretario della Femca veronese - noi abbiamo una visione diversa. Diamo la precedenza al mantenimento dei posti di lavoro". Secondo l'organizzazione sindacale sarebbe opportuno organizzare una linea di sostegno ai vecchi prodotti della Glaxo, comunque ridimensionata rispetto a quella attuale, per minimizzare la perdita di posti di lavoro. "Rimane comunque utile ricordare ai medici le caratteristiche dei nostri farmaci - continua Ivana Dal Forno - soprattutto di fronte alla concorrenza dei medicinali equivalenti". Un modello "sostenibile", dunque. In un periodo in cui sono molti gli informatori medici che finiscono in cassa integrazione.

Ma i dipendenti veronesi non protestano solo per l'urgenza a breve termine. La preoccupazione, infatti, è che tra due o tre anni anche il loro posto di lavoro diventi a rischio. "Stiamo analizzando tutte le iniziative della Glaxo - recita una nota del sindacato - un anno fa è stata annunciata la chiusura definitiva del centro ricerche. Questa continua riorganizzazione non ci fa dormire sogni tranquilli. Siamo di fronte a una possibile destrutturaziopne complessiva, che potrebbe portare a un ridimensionamento della presenza in Italia del gruppo Gsk, soprattutto a Verona".

Si va verso un'organizzazione del lavoro più snella. Sulla scia delle altre multinazionali del farmaco. Che si avvalgono di canali di promozione alternativi, e meno costosi. "Andando avanti di questo passo chi ci dice che la produzione non verrà esternalizzata? - si chiede la Dal Forno - ora ci si tiene in piedi perché qui si producono le cefalosporine, antibiotici ad ampio spettro, anche per altri gruppi. Nel prossimo futuro si prevede l'arrivo di pochi farmaci, e tutti "di nicchia". Come un vaccino contro la malaria, per cui bisognerà attendere altri due anni".


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