Crimini in calo del 17 percento, ma rispunta l'incognita mafia

Il bilancio delle attivit di polizia: poche denunce per usura ed estorsione. Per il rischio alto

Crimini in calo del 17 percento, ma rispunta l'incognita mafia

“Benessere, vivibilità, sicurezza, produttività e sinergie tra le istituzioni”. Sono queste le parole chiave, pronunciate con slancio ottimistico, che il prefetto di Verona, Perla Stancari, il presidente della Provincia Giovanni Miozzi, e il sindaco Flavio Tosi, hanno più utilizzato nel corso della presentazione dei dati sulle attività delle Forze dell’Ordine scaligere. “I dati al momento disponibili- si legge nel rapporto della prefettura- evidenziano che, nel periodo dal primo gennaio a fine novembre 2010, i reati si sono ridotti del 17 percento rispetto al 2009".

Nella fattispecie, i furti calano del 13 percento, le rapine in banca del 36 percento, quelle in abitazione del 63, seguite dal -36 percento nei negozi e la diminuzione del 27 nei luoghi pubblici. Anche sotto il profilo del traffico di droga, i dati sono favorevoli alle Forze di polizia con l’arresto di almeno 50 persone in operazioni straordinarie per lo spaccio di eroina, cocaina e cannabis. Secondo la prefettura anche le denunce per prostituzione e sfruttamento sono diminuite. Buono, sul rapporto, il contenimento del sesso a pagamento sulla regionale 11, vero e proprio crocevia di clienti soprattutto in primavera. Un bilancio che, almeno per i dati su carta, è positivo. Incognite però ce ne sono, eccome. Soprattutto per i reati che si legano, a doppio filo con la criminalità organizzata. Lo stesso prefetto punta l’accento sul fenomeno dell’usura, considerato come “il fenomeno più odioso che ci possa essere” e che, assieme alle estorsioni, rappresentano un campanello d'allarme per Verona.

Nel 2010 i casi accertati per usura sono sette, quelli estorsivi, nel comprensorio provinciale, sono 34. “Stiamo vagliando- annuncia Stancari- un protocollo a livello regionale d’intesa con l’Abi, l’associazione bancaria italiana, per monitorare costantemente i settori più a rischio, primo fra tutti quello delle opere pubbliche, seguito da quello dell’autotrasporto, delle cave, e dello smaltimento dei rifiuti”. Settori sensibili, ma che non vengono “intercettati” durante gli esami preliminari sugli appalti. L’inganno esiste, come precisa il prefetto: “In prefettura abbiamo il nostro Ufficio antimafia che è quello da cui esce il nulla osta per i lavori e quello che certifica se un appaltatore risulta colluso o meno. Ma dopo il primo passaggio si potrebbero verificare subappalti, attivando contatti con altre aziende in cui sfugge il controllo di legalità”. È da qui che partirebbero gli eventuali accertamenti della guardia di finanza: “Il settore delle opere pubbliche rappresenta, come si sa, il boccone più appetibile- spiega il comandante delle Fiamme Gialle scaligere, Bruno Biagi-. La criminalità organizzata muove capitali a tutti i livelli, operando in realtà floride come la nostra, qui a Verona, che, non per nulla, è considerato polo attrattivo per molti investimenti a livello nazionale. Con il nuovo protocollo attiveremo attività d’intelligence e classificheremo i settori più a rischio con indicatori di pericolosità”.


Oltre ai dati scritti nero su bianco sul rapporto 2010, il dato certo, per paradosso, è che non c’è certezza sulla permeabilità delle organizzazione criminali in città e provincia. Le cifre sulla cosiddetta “mafia al nord” sono difficili da evidenziare: è tutto sommerso e ciò significa che i dati su usura ed estorsione sono dati da prendere “con le pinze”. Solo una parte (viene da dire minima) degli episodi legati al pizzo, vengono denunciati dalle vittime, e resi pubblici dagli sportelli istituzionali anti-usura. "L’unica cosa che si può fare, dati alla mano, è ipotizzare e non escludere che ci siano” commenta Biagi. Il dubbio è che il clima di benessere di Verona, in certi settori e ambienti, sia minato dalle preoccupazioni dei commercianti e dei costruttori su eventuali ritorsioni. Il tema delle infiltrazioni mafiose era stato già contestualizzato anche dal procuratore capo, Mario Giulio Schinaia, che aveva sollevato il problema anche a margine dell’operazione dei carabinieri di inizio settembre in una pizzeria di Gazzo Veronese, dove vennero rinvenuti armi d’assalto, mine antiuomo e tredici chili di cocaina. “Isole felici non ce ne sono e Schinaia ha fatto bene a precisarlo- precisa il questore Vincenzo Stingone- però è bene spiegare che non lasciamo passare nulla sotto i nostri occhi. Quando ci sono state avvisaglie di questo tipo le abbiamo verificate e prontamente stroncate. I dati ci danno ragione”.

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