Conte e il Piano cave: "Una task force per definirlo"

L'assessore regionale alle Attivit estrattive intende arrivare a una conclusione condivisa da molti

Conte e il Piano cave: "Una task force per definirlo"

Atteso da ventotto anni e da ben cinque legislature, inizia a prendere forma in Regione il piano per le attività estrattive. Le linee guida del futuro piano e della contemporanea riforma della legge del 1994 che finora ha regolato le attività di cava in Veneto, sono state illustrate dall’assessore regionale Maurizio Conte alla commissione Attività produttive del Consiglio veneto, guidata da Luca Baggio. Conte ha così anticipato alla commissione i contenuti della delibera di avvio dell’iter pianificatorio che porterà in Giunta martedì prossimo.

“Questa volta intendiamo perseguire un percorso inverso – ha spiegato l’assessore alla commissione – e costruire insieme un piano condiviso, coinvolgendo subito il Consiglio nell’aggiornamento della legge regionale che contiene gli indirizzi di piano. Anche i rappresentanti di categoria, gli Enti locali, gli ambientalisti e i professionisti saranno chiamati a far parte del gruppo di lavoro regionale sulla nuova disciplina dell’attività di cava”. La precisazione di metodo annunciata da Conte segna una presa di distanze dai tentativi precedenti di far approvare il piano cave (ultimo in ordine di tempo quello del 2008 della giunta Galan, assessore di riferimento Renato Chisso). Il settore è strategico sia per la realizzazione di opere pubbliche e infrastrutture, sia per l’edilizia privata, anche se, rispetto ai decenni scorsi, sta mostrando evidenti segni di crisi. Delle circa 1500 cave presenti in Veneto, quelle attive sono meno della metà, il resto sono abbandonate o estinte. E anche quelle in funzione stanno procedendo a rilento: in Veneto ammontano a 80 milioni i metri cubi di materiale già autorizzati e non ancora scavati, soprattutto nel Trevigiano (che conta l’82,9 per cento delle estrazioni potenziali), seguito a distanza dal Veronese e dal Vicentino, che rappresentano percentuali a una cifra. “La crisi non ha fatto altro che accentuare la necessità di nuove regole, uguali per tutte e condivise con il territorio – ha sottolineato Conte – basta con le deroghe e le autorizzazioni individuali, dobbiamo ridare un orizzonte temporale all’attività degli imprenditori coniugando insieme le esigenze dell’economia e dell’occupazione con quelle dell’ambiente”.

Scendendo nei dettagli, l’assessore ha spiegato come la nuova pianificazione dell’attività di cava prenderà come riferimento quella in materia urbanistica, prevedendo un coinvolgimento diretto e attivo delle Province: “La Regione – ha chiarito Conte – si riserva di individuare bacini ed aree dedicati alle attività estrattive e affiderà alle Province il compito di definire la disciplina puntuale dei singoli interventi. Tra Regione e Province ci saranno competenze diversificate anche per tipologia dei materiali estrattivi: il piano regionale detterà quantitativi, norme e criteri per sabbie, ghiaia, calcari e cemento (che rappresentano il 62 per cento dell’attività di cava in Veneto, per un valore complessivo di circa 110 milioni di euro), sarà invece competenza delle Province normare l’estrazione di trachite, marmi, basalti, gessi e argilla, tutti materiali la cui estrazione comporta minore utilizzo di territorio.

La nuova pianificazione regionale dovrà definire i criteri di scavo e le possibilità di espansione, ma sarà orientata soprattutto a normare la ricomposizione dei siti durante e al termine dell’attività estrattiva, sino ad indicarne l’uso alternativo finale. Il piano dovrà prevenire il rischio che ex cave diventino discariche o luoghi di degrado ambientale stabilendo che a ‘fine vita’ le cave di ghiaia, sabbia, cemento o materiali pregiati debbano diventare casse di laminazione delle piene, zone produttive, aree ricreative e attrezzate per il tempo libero o aree di urbanizzazione.

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