"Amia esporter la sua esperienza nell'Est"

Bilanci 2009 e ipotesi di sinergia nelle parole del presidente Paolo Patrenoster

"Amia esporter la sua esperienza nell'Est"

Si potrebbe parlare di un quarantenne in carriera riferendosi a Paolo Paternoster, classe 1969, coordinatore veronese della Lega Nord e attuale presidente dell’Amia Verona Spa. Nel luglio 2008 la sua promozione a “numero uno” dell’azienda, l’ha portato ad occupare l’ufficio al primo piano di via Avesani. Un curriculum di tutto rispetto per Paternoster, veronese Doc, che vanta anche un passato da vicepresidente dell’Agec.

Siamo a febbraio, mese ideale per parlare di bilanci. Com’è andata la stagione 2009 di Amia?
Molto bene. Abbiamo chiuso in positivo il biennio d’insediamento, evitando di gravare sui cittadini con ulteriori tassazioni ma garantendo un aumento dei servizi. A dicembre 2009, Amia ha raggiunto un volume di raccolta differenziata che nel territorio Veronese si aggira al cinquanta percento, bissando i risultati dell’anno precedente che si fermavano al trentaquattro percento del totale. Questo è stato possibile grazie ad una sapiente riorganizzazione delle attività che ci ha permesso di lavorare perfettamente in “team”. Il lavoro di squadra, per quanto riguarda Amia, è una delle risorse principali.

Qualche novità in vista seguendo il tracciato del 2009?
Una grande soddisfazione riveste l’accordo che abbiamo raggiunto con il comune di Legnago per la gestione di una “nostra discarica” a Torretta, che è stata autorizzata proprio negli scorsi giorni dalla Regione. Subito dopo le elezioni, infatti, si è aperto un dialogo con la nuova amministrazione per un’ipotesi societaria: entro i primi sei mesi del 2010 avremo il piacere di annunciare l’ingresso dei nostri camion nel sito.

Le discariche provocano molto fervore negli animi della gente. Non vi sono giunte proteste? Assolutamente no. La zona è praticamente deserta ad insediamenti abitativi. Si trova ad una quindicina di chilometri da Legnago, vicino Bergantino, al confine con la provincia di Rovigo. Di proteste nemmeno l’ombra, anche perché si tratta di un deposito di soli rifiuti solidi urbani e le ricadute economiche per entrambi i comuni saranno importanti. La filosofia di Amia prevede che i rifiuti del Veronese vengano smaltiti nel nostro stesso territorio arrivando a coinvolgere le amministrazioni che “faranno cassa” con i soldi liquidi dell’opera di riciclaggio.

Avete aperto ad altri tipi di attività per il 2010?
La rivoluzione dei servizi di Amia è inarrestabile e procede di gran lena. Stiamo passando gradualmente ad una raccolta che non si svolga più tramite cassonetto ma attraverso la differenziata, nostro fiore all’occhiello. Su interi quartieri abbiamo avviato il cosiddetto “porta a porta”: nella zona di Bassona, di Parona, di Quinzano, e in parte a Santa Lucia e Borgo Roma, i cassonetti sono spariti. In questo modo cercheremo di combattere più efficacemente la presenza di discariche abusive che degradano e fanno male alla nostra stessa città. Il programma sarà quello di passare integralmente alla differenziata e per questo avvieremo lo stesso progetto a Cadidavid, Montorio, e la zona stadio. Un ulteriore venti percento della popolazione, circa cinquantamila persone.

Come risponde la popolazione alla differenziata?
I cittadini stessi sollecitano questo tipo di attività. Per tutti ormai il passaggio al “porta a porta” è un modo più conveniente e rispettoso. Sia per un certo tipo di tornaconto economico sia per una questione di ordine e pulizia e di spazio. La strategia che vede meno ingombro sulle strade, più parcheggi e carreggiate libere sembra cogliere nel segno. Ribadisco che è la gente che chiede questo tipo di servizi. L’esempio che mi viene in mente è quello di San Giovanni Lupatoto che dal primo febbraio 2010 è passato integralmente al “porta a porta”. Dopo alcuni incontri pubblici “propedeutici” sulle modalità di raccolta, siamo arrivati a notare quanto i residenti si impegnino in questo tipo di attività. Risultati eccellenti che ci hanno persino sorpreso.

Quello dei rifiuti è un problema sentito dalla gente. In che modo vi ha coinvolto la polemica sull’inceneritore di Ca’ del Bue?
Si son fatti molti discorsi. Talvolta sterili polemiche coinvolgendo Amia. Non tutti sanno come funziona: l’impianto è diviso in due parti, una di “separazione” per il riciclaggio, gestita direttamente da Amia, e una adibita ad inceneritore, in quota Agsm. Le porte sono aperte ad eventuali accordi con il Comune se vorrà concedere a noi l’utilizzo dell’intero complesso. Fino a quel momento non siamo responsabili di quanto accade all’inceneritore di Ca’ del Bue. Noi, dal luglio 2008, ci occupiamo esclusivamente del separatore che opera ogni giorno a pieno regime, talvolta anche per 18 ore filate, sei giorni su sette. Quando la presenza turistica è massiccia, da aprile a ottobre, si toccano volumi di raccolta che si aggirano sulle 750 tonnellate giornaliere. Tramite la separazione oltre il settanta percento, circa 500 tonnellate, vengono riutilizzate. Le polemiche portate avanti dal Pd, per quanto mi riguarda, sono discussioni sterili da campagna elettorale che non tengono conto delle nostre responsabilità e di quanto di buono abbiamo fatto sul piano della differenziata. Io porto i dati reali, le polemiche non mi interessano.

Oltre al già citato accordo con Legnago avete altri progetti di espansione?
In cantiere abbiamo un’ipotesi di sinergia con le altre aziende di raccolta rifiuti del Veronese, per creare un polo unico che potrebbe gestire gli impianti di smaltimento presenti sul territorio. Questo il progetto che potrebbe partire dopo la già avvenuta acquisizione della Serit, che dal 2007 è al cento percento proprietà Amia e che opera su circa sessanta comuni della provincia veronese e su quindici del Trentino.

Prove tecniche di sinergia…
Certamente. E dirò di più: siamo giunti ad accordi extra-nazionali con alcuni comuni della Macedonia. Fra un mese potremmo avere ufficializzato l’intesa tra il comune di Verona e il comune di Prilep per l’organizzazione, sotto l’egida Amia, del ciclo completo dei rifiuti, partendo dalla raccolta a cassonetto fino alla gestione della discarica. Analogo caso potrebbe verificarsi se si arriverà a siglare l’accordo, ancora in fase embrionale, con la regione di Rabat, in Marocco. Con queste due opere, siamo assolutamente convinti di poter esportare efficacemente la nostra esperienza, formando il personale residente e poi, tramite i finanziamenti europei, far acquistare ai paesi interessati i mezzi adeguati per l’attività di smaltimento.

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