Stop della Regione alla discarica di Roverchiara

Accordo "tout court" del Consiglio sul deposito di stoccaggio amianto

Stop della Regione alla discarica di Roverchiara

Tutte d’accordo le forze politiche del Consiglio regionale nel dire no al progetto di realizzare di una discarica per lo stoccaggio di amianto nel comune veronese di Roverchiara. Questo il risultato di un incontro svoltosi ieri a palazzo Ferro-Fini tra il comitato civico “Roverchiara No amianto” che ha consegnato le firme di 4300 cittadini della zona e i consiglieri regionali Raffaele Bazzoni (FI-PDL), Franco Bonfante (PD), Vittorino Cenci (LN) Gustavo Fianchetto (IDV), Pietrangelo Pettenò (PRC), Marco Zabotti (RCV), Emilio Zamboni (LN) e l’assessore all’ecologia Giancarlo Conta.

Gli esponenti dei vari gruppi e lo stesso assessore Conta si sono detti d’accordo anche sulla necessità di procedere in tempi molto brevi per porre un vincolo sull’area prima che la commissione tecnica regionale per la Valutazione dell’Impatto Ambientale (VIA) si esprima sul progetto presentato da un gruppo di imprese guidato dalla “New Ecology srl” di Fossò (Venezia). Diverse le strade percorribili: un emendamento alla legge finanziaria in discussione in questi giorni da parte dell’assemblea veneta o, comunque, un provvedimento legislativo “ad hoc” per evitare eventuali impugnazioni davanti il TAR come proposto da Franco Bonfante e da Raffaele Bazzoni, un mozione che stabilisca precisi impegni a tutelare l’area interessata come avanzato dal leghista Vittorino Cenci o, come suggerito dall’assessore Conta, un vincolo territoriale nell’ambito del Piano d’area Valli Grandi Veronesi.

Piano d’Area già adottato dalla Giunta regionale e che potrebbe essere definitivamente approvato grazie ad una corsia preferenziale per consentire un velocissimo passaggio presso la commissione Urbanistica del Consiglio presieduta da Tiziano Zigiotto.


Se questo progetto dovesse essere realizzato – ha spiegato ai legislatori regionali il portavoce del comitato Massimo De Togni – nove ettari di un’area di grande interesse naturalistico sarebbero distrutti per far posto ad un impianto di stoccaggio destinato ad accogliere fino a 500 mila metri cubi di amianto. Un deposito che darebbe luogo ad una sorta di collina artificiale che comporterebbe lo svuotamento di 93 mila metri cubi d’acqua dei 14 laghetti che formano una zona umida di grande pregio, oasi di rifugio per 85 specie di volatili sia stanziali che migratori. In poche parole: un danno all’ambiente (tra l’altro l’Adige scorre a poco più di un kilometro), un pericolo per gli abitanti delle numerosi frazioni dislocate nel raggio di poche centinaia di metri e una seria ipoteca negativa sulle attività agricole, produttive di una zona che sta progettando anche sviluppi turistici legati anche alla costruenda pista ciclabile”.

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