Il sindacato vuole un patto per il lavoro

Lapideo ed edilizia risentono di difficolt che hanno radici pi profonde

Il sindacato vuole un patto per il lavoro

Marmo ed edilizia, la colonna vertebrale della Valpantena, ecco che cosa bisogna spingere fuori dalle sabbie mobili. Il punto di vista dei sindacati è scritto nero su bianco.

“Come Cgil, insieme alle altre organizzazioni sindacali, abbiamo lavorato a costruire un “Patto anticrisi”, che ha visto l’adesione della Provincia, della Camera di Commercio e di tutte le associazioni imprenditoriali - spiega Carla Pellegatta, segretaria provinciale Cgil -, tentando di mettere in campo una serie di proposte in grado di attutire l’impatto sociale della crisi, che riguarda migliaia di lavoratori, di pensionati e le loro famiglie, ma nel contempo anche di provare a dare qualche indicazione di prospettiva per il futuro. I vincoli imposti dal patto di stabilità, ad esempio, rappresentano un freno e un ostacolo allo sviluppo, perché i comuni e gli enti locali in genere, si ritrovano nella condizione di non poter impiegare risorse per far partire le cosiddette opere immediatamente cantierabili, che potrebbero rimettere in moto un settore strategico, quello dell’edilizia. Parlo dell’edilizia perché, a cascata, una ripresa di quel settore permetterebbe la ripresa anche di buona parte dell’indotto: dal termomeccanico, al legno, al settore degli elettrodomestici e quant’altro. Vi è anche la necessità di far ripartire gli investimenti delle imprese sul terreno della ricerca e dell’innovazione con l’obiettivo di individuare nuove filiere produttive e l’individuazione di nuovi mercati. Nel nostro territorio – sotto questo profilo – c’è un problema legato anche alla dimensione d’impresa, perché le imprese troppo piccole hanno maggiori difficoltà nel reperire risorse per investimenti”.

Ed ecco che l’occhio cade su questa parte della provincia veronese, quella che deve fare i conti proprio con un settore in crisi da risollevare. “Per quanto riguarda la Valpantena e la Lessinia e le ricadute della crisi in questa parte della nostra provincia non disponiamo di dati disaggregati perché nelle rilevazioni relative, ad esempio, alle ore di cassa integrazione, queste aree ricadono nel dato complessivo di Verona. In ogni caso si può fare qualche ragionamento rispetto ad alcuni comparti che versano in particolari difficoltà, penso a quello del marmo che, insieme all’edilizia, è uno dei settori che versa in una crisi profonda, che peraltro risale a prima delle vicende che hanno determinato la crisi attuale che ha caratteristiche planetarie”.

Ma dalla Cgil arrivano anche altri suggerimenti. Per esempio rilanciare gli investimenti nella tutela ambientale e del patrimonio artistico e culturale che rappresentano una voce importantissima nell’economia veronese, a meno che non pensiamo al turismo legato solo alla stagione lirica e ben poco altro. Sotto questo profilo l’area della Valpantena e della Lessinia potrebbe davvero offrire molto."


“Più in generale - prosegue Pellegatta -, per superare questa fase di grande difficoltà, occorre agire su più versanti, a partire dalla necessità di poter disporre di un sistema più efficace di ammortizzatori sociali, ad esempio portando da 52 a 104 settimane il periodo di cassa integrazione ordinaria, perché quando queste risorse sono esaurite e si passa alla cassa straordinaria il passo successivo è quello del ridimensionamento se non della chiusura dell’attività con conseguente messa in mobilità (licenziamento) del personale. Naturalmente non esiste solo la grande industria; è evidente che piccole imprese e soprattutto le imprese artigiane, soffrono maggiormente di questa situazione di crisi, perché aziende e imprese artigiane che lavorano nell’indotto di grandi aziende, nei momenti di crisi, quando le grandi aziende riportano “a casa” commesse e lavorazioni che prima affidavano a terzi rischiano di trovarsi in difficoltà talvolta insormontabili. Credo però che anche su questo terreno non sia sufficiente invocare l’intervento generico delle banche, che dovrebbero in molti casi limitarsi a sanare situazioni debitorie senza alcuna strategia di rilancio e di sviluppo, ma sarebbe essenziale trovare il modo di fare “sistema”, per potersi proporre sul mercato con prodotti innovativi e con processi innovativi”.

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