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Ecco dove si trovano i 19 stabilimenti potenzialmente pericolosi di Verona

L'Ispra afferma che tra le provincie con numero elevato di stabilimenti pericolosi (numero di stabilimenti maggiori o uguali a 10), Verona con 19 stabilimenti potenzialmente pericolosi si colloca al 16 posto (su 43) in Italia e al terzo posto a livello regionale

Geofin, Srl a Bovolcone, Air Liquide Italia Produzione Srl a Castelnuovo del Garda, Orogas Sas e Gas Adige Legnago Srl a Legnago, Zanardi Fonderie Spa a Minerbe, Valentis Srl a Povegliano Veronese, Sol Spa a San Martino Buon Albergo, Isopan Spa a Trevenzuolo, AGSM Distribuzione Spa e Galvitek Srl a Verona, Turati Depositi Snc a Colognola al Colli, Novaresine Srl a Lazise, Industria Chimica Scarmagnan Alberto & C. a Minerbe, ASO SPS Steelworks Spa a Oppeano, Chimica CBR Spa a povegliano Veronese, Zordan Logistica Srl Ronco all’Adige, Areagas Srl a Sant’Ambrogio di Valpolicella, Pravisani spa a Valeggio sul Mincio, Publigas Verona Spa a Villafranca di Verona.

Questi 19 nomi fanno parte di una lista ancora più corposa in cui vengono individuati tutti quegli stabilimenti potenzialmente ad alto rischio, ovvero tutti quegli edifici produttivi che in caso di incidente potrebbero diventare particolarmente pericolosi per l’uomo e l’ambiente. Nel caso specifico questi sono i diciannove stabilimenti a rischio di incidente rilevante che si trovano a Verona e nella provincia.


 

È stato presentato la scorsa settimana a Roma il rapporto Ispra 2013 sulla mappatura dei pericoli di incidente rilevante in Italia. Questo ci dà un quadro molto dettagliato dello stato generale dell’industria italiana. Un quadro a dire la verità non roseo in quanto secondo l’Ispra, al 31 dicembre scorso in Italia vi erano ben 1142 stabilimenti industriali a rischio di incidente rilevante, stabilimenti quindi potenzialmente pericolosi.


 

L’industria pesante è sempre stata presente nella storia del nostro Paese fin dall’unità. In modo particolare con l’avvento della chimica industriale e la costituzione di sistemi industriali sempre più vasti e complessi, è diventato prioritario il problema degli incidenti che possono coinvolgere oltre i lavoratori dell’impianto anche estese aree che circondano lo stabilimento con conseguenze sia per l’uomo che per l’ambiente, talvolta disastrose. Non va dimenticato infatti che Il 10 luglio del 1976, nell’azienda ICMESA di Meda si ebbe la fuoriuscita di una nube di diossina del tipo TCDD, una delle più pericolose. La nube tossica, fuoriuscita dalla valvola di sicurezza di un reattore, investì una vasta area limitrofa allo stabilimento ed in particolare il comune di Seveso nella bassa Brianza. Circa 240 persone vennero colpite da cloracne, una dermatite provocata dall’esposizione al cloro e ai suoi derivati, che causa lesioni e cisti sebacee.


 

Solo due mesi dopo a Manfredonia in uno stabilimento petrolchimico specializzato nella produzione di fertilizzanti, lo scoppio di una colonna di lavaggio dell’ammoniaca determinò la dispersione in atmosfera di anidride arseniosa e ossido di carbonio con elevati danni all’ambiente circostante. E questo solo per citare quelli accaduti nel nostro Paese. Tutto ciò ha spinto gli stati membri della Comunità Europea a mettere in atto delle misure per prevenire i rischi legati alle attività industriali. La direttiva che ne ha fatto seguito è stata la 82/501/CEE detta anche Seveso, più volte ripresa e aggiornata nel corso degli anni.


 

Ai sensi della legge Seveso l’elemento che caratterizza un’attività come “stabilimento suscettibile di causare un incidente” è la presenza di sostanze o categorie di sostanza, potenzialmente pericolose, in quantità tali da superare determinate soglie. Dannose, inoltre, non solo per l’uomo ma anche per l’ambiente circostante. Secondo il rapporto Ispra 2013 sulla mappatura dei pericoli di incidente rilevante in Italia, metà degli impianti a rischio Seveso si trovano nelle quattro grandi regioni del Nord (Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna) e metà si trovano sparsi lungo il resto dello Stivale. Di questi, 112 si trovano in Veneto, la seconda regione a livello nazionale per presenza di industrie pericolose. Nel Report viene inoltre evidenziato che nella quasi totalità delle provincie italiane è ubicato almeno uno stabilimento con pericolo di incidente rilevante.


 

Tra le provincie con numero elevato di stabilimenti pericolosi (numero di stabilimenti maggiori o uguali a 10), Verona con 19 stabilimenti potenzialmente pericolosi si colloca all’16 posto (su 43) in Italia e al terzo posto a livello Regionale.

La conoscenza della situazione, ora capillarmente messa nero su bianco dall’Ispra, è il primo, fondamentale passo perché il pericolo eventuale non si trasformi in tragedia. Ora però deve seguire a ruota l’adeguamento delle norme per la sicurezza sul lavoro. “Si deve fare di più in alcuni ambiti – esorta l'ingegner Ricchiuti, curatore del rapporto Ispra -. Mi riferisco ai controlli, allo snellimento di alcune procedure di valutazione fatte dai gestori, alla sperimentazione dei piani d’emergenza esterni. Temi su cui occorre un impegno forte della pubblica amministrazione».


 

Solo così la mappatura del rischio potrà diventare da luttuosa sibilla utile strumento per la prevenzione.

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