Cultura popolare di Verona e provincia: le vilote

Tra i generi più diffusi dei canti popolari, le vilote sono quattro versi di endecasillabi in rima incrociata. E generalmente parlano d'amore

La luna tuta note la camina

Sempre più alta e no se stanca mai,

Così fa el cuor de una dolce bambina

Che a far l’amor no la se sazia mai.

Le villotte (in dialetto veronese, vilote) sono tra i generi più diffusi dei canti popolari. Molto brevi, perché racchiuse in quattro versi di endecasillabi, le vilote sono particolarmente diffuse nel Nordest, ma con altri nomi sono diffuse in tutta Italia, dove si possono ascoltare nei vari dialetti. Generalmente sono canti d'amore, che venivano musicati e danzati dai contadini, e venivano tramandati oralmente. Sono quindi manifestazione del folklore contadino, di cui si hanno pochissime tracce scritte. Non ne esistono di originali, perché poi ognuno le riarrangiava a proprio piacimento, diventando così parte della tradizione, una proprietà condivisa e diffusa e non di un singolo "artista".

Essendo molto brevi, spesso venivano cantate a catene, magari da due uomini a turno, in una sorta di sfida, ma in alcuni casi la catena poteva coinvolgere più persone, creando un'opera condivisa.

Non esistono vilote senza rime, in quasi tutti i casi incrociate, anche se essendo versi da cantare più che da leggere, capitava spesso che le rime fossero più delle assonanze, ma ciò non le rendeva meno graziose.

Ci gà la bela dona tuti dise:

Andemo in leto che l’è sera e note;

Ci ghe l’à bruta a l’incontrario dise:

Fila pur fila, l’è longa la note.

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