Uomini illustri della storia di Verona: il letterato Ippolito Pindemonte

Dalla sua villa di Avesa cantò la bellezza della natura e il suo talento letterario gli fu riconosciuto anche dall'Accademia della Crusca

Foto Wikipedia

Poeta e letterato italiano, nato e morto a Verona tra il 1753 e il 1828, a cavallo quindi tra due secoli e tra correnti letterarie diverse. Pindomente non è un romantico per il suo stile fedele alle forme del classicismo settecentesco, ma percepisce il cambiamento che arriverà poi con il romanticismo e ne anticipa alcuni contenuti. Aprì dunque la strada al romanticismo, insieme ad Alfieri e a Foscolo.

Ippolito Pindemonte nasce in una famiglia nobile che gli permette di vivere una vita agiata e di viaggiare in Europa, aprendo i propri orizzonti letterari. Ma più che per le sue opere, Pindemonte viene ricordato per una sua celebre traduzione, quella dell'Odissea datata 1822. Traduzione ritenuta oggi corretta dal punto di vista formale, ma forse poco in grado di renderne la vivacità. Non gli rende giustizia però ricordarlo solo per questa traduzione, anche perché quando era in vita Pindemonte fu celebrato quanto altri letterati del suo tempo che oggi godono di una fama maggiore, uno su tutti Ugo Foscolo.

Il Pindemonte scrittore lo si può cogliere meglio leggendo le sue prose e poesi campestri, in cui emerge una malinconia che poi sarà tipica del romanticismo. La bellezza della natura è un altro tema caro al poeta veronese, bellezza che lui coglieva proprio nel territorio scaligero dalla sua villa ad Avesa.

Attraversa una fase storica cruciale come la Rivoluzione Francese (1789) senza ignorarla. All'inizio sostiene la causa rivoluzionaria, manifestando però poi delusione con l'avvento degli anni del Terrore.

Il suo talento letterario, sebbene oggi poco riconosciuto, gli fu riconosciuto in vita dall'Accademia della Crusca da cui fu premiato e di cui fu membro.

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