Diavoli e streghe del veronese: la marascha di Campofontana

Protagonista di una fiaba cimbra, la donna zoppa prendeva dei giovani che morivano dal pianto, fino all'intervento di un sacerdote

Campofontana (Fonte Wikimedia CC-BY-SA-3.0

Campofontana oggi è una località del Comune di Selva di Progno. Un tempo però era territorio dei cimbri e ancora mantiene queste radici. 

Tra le varie storie tramandate oralmente e poi anche per via scritta proprio dai cimbri c'è quella della strega di Campofontana che in cimbro si dice marascha o mascha. Questa donna era zoppa e in una fiaba cimbra si racconta che una volta fosse entrata in una casa e avesse preso un ragazzo. Il giovane però pianse così tanto fino a morire. La strega allora tornò in quella casa e prese un altro ragazzo, gli fece un incantesimo ma il giovane pianse come il primo fino alla morte.

Per la terza volta la strega tornò al nella stessa casa e prese un altro ragazzo. Anche a lui fece una stregoneria, ma non riusciva a farlo smettere di piangere. Così, prima anche questo ragazzo morisse, lo portò da un sacerdote. Al religioso chiese di guarire il giovane e il sacerdote, avendo capito di avere a che fare con una strega, le chiede dell'acqua santa. La donna non ce l'aveva e allora portò semplicemente dell'acqua che il sacerdote trasformò in acqua santa.

Prima di procedere con il rito, il sacerdote disse alla donna di non piangere se avesse visto il giovane svenire. Il religioso gettò l'acqua santa sul giovane che immediatamente svenì. Com'era prevedibile la donna si mise a piangere e inveì contro il sacerdote, ma dopo qualche minuto il ragazzo si svegliò, affamato e pieno di vita.

La strega chiese quindi perdono al sacerdote e per sdebitarsi gli offrì tutte le sue galline. L'uomo però non le accettò e se ne tornò a casa.

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