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Monumenti storici di Verona: Ponte Pietra, le origini e i suoi molti restauri

Ponte Pietra costituisce uno dei più importanti monumenti storici di Verona. Per trovare una data di nascita della struttura bisogna tornare indietro nel tempo fino al 148 a.C. Esso rappresenta l'unico esempio di ponte d'epoca romana tuttora visibile in città

Ponte Pietra a Verona è da considerarsi un simbolo della città, al pari di molti altri monumenti importanti. Costituisce l'unico esempio di ponte d'epoca romana rimasto ancora oggi visibile, pur avendo subito nel corso dei secoli numerosi interventi, distruzioni parziali e successivi restauri. La collocazione della struttura fu strategica sin dalle sue origini, costituendo un guado importantissimo al centro di una serie di vie di comunicazione fondamentali per la città. Inizialmente nell'anno 148 a.C venne imbastito un primo ponte in legno durante la fase di costruzione della via Postumia. In seguito nell'anno 89 a.C, la struttura lignea venne sostituita con una lapidea e il ponte divenne così una delle fondamentali infrastrutture della città in epoca romana.

Ponte Pietra ha tuttavia alle sue spalle una vita lunga, ma molto travagliata. Alla fine del II secolo si è soliti far risalire la data di un primo crollo, secondo alcuni parziale secondo altri totale, cui seguì una pronta ricostruzione della struttura. Una potente inondazione nel 1007 provocò una nuova distruzione di Ponte Pietra che fu poi rimesso in sesto fino ad un nuovo crollo nel 1153. Estremamente grave fu il crollo del 1232, quando persino le arcate del ponte andarono distrutte, per poi essere ricostruite in legno e successivamente in cotto. Un'altra inondazione dell'Adige fu fatale per la struttura nel 1239, mentre per ordine di Alberto della Scala nel 1298 venne fatta restaurare la torre che ancora oggi è visibile rivolta verso l'urbe. Nell'anno 1503 il ponte subì una nuova ristrutturazione che mirava a sostituire interamente con la pietra, le porzioni in legno rimaste. Durante i lavori vi fu tuttavia un crollo parziale e la struttura venne ripristinata ancora una volta in legno.

Il frate architetto Giocondo nel 1508 fu incaricato dal Consiglio della città di sovrintendere i lavori di ricostruzione del ponte. Le operazioni si conclusero attorno all'anno 1521 e furono gli ultimi interventi di restauro subiti dalla struttura per diversi secoli. Si deve attendere, infatti, l'inizio dell'Ottocento per assistere a nuove importanti modifiche: la demolizione della torre che si rivolgeva verso i campi e successivamente l'eliminazione della case sorte nel corso degli anni attorno a Ponte Pietra. Nel 1892, vale a dire dieci anni dopo la grande piena dell'Adige, il ponte subì diversi interventi di restauro, in particolare per quanto riguarda la sua pila destra così com'è documentato dalla fotografia qui in basso.

Restauro Ponte Pietra 1892-2

La più grande opera di devastazione del ponte fu ad ogni modo quella eseguita da mano umana nell'ambito della Seconda Guerra Mondiale, quando il 25 Aprile del 1945 i Tedeschi in ritirata, venendo meno al patto di non colpire opere e monumenti cittadini, minarono e fecero saltare in aria Ponte Pietra. A sopravvivere fu in quell'occasione soltanto l'arcata rivolta verso la città. Bisognerà attendere gli anni 1956/57 perché l'Architetto e soprintendente ai monumenti della città di Verona Piero Gazzola, iniziasse l'opera di restauro di Ponte Pietra che ancora oggi è possibile ammirare.

A fianco del Professore Gazzola collaborò alla direzione dei lavori anche l'allora quasi 40enne Architetto veronese Libero Cecchini, in seguito destinato a grande fortuna e fama internazionale. I lavori durarono complessivamente circa un paio d'anni fino al marzo del '59, durante i quali il ponte venne ricostruito cercando di riutilizzare il materiale originario recuperato dal letto del fiume. Non sempre fu possibile ripristnare le porzioni crollate del ponte con i pezzi originali, pertanto in alcuni casi, nello specifico per quanto riguarda le porzioni risalenti all'epoca romana del ponte, ad essere utilizzati furono i marmi provenienti da S. Ambrogio della Valpolicella. Per quanto riguarda quest'ultime i blocchi reimpiegati furono 529, mentre quelli di integrazione 379, dei quali 169 ricavati da materiale vecchio. Per ciò che concerne le parti medievali i mattoni utilizzati nella fase di restauro provenivano invece dalla demolizione di vecchi edifici.

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