Piatti poveri della tradizione veronese: il pan mojo

Una delle ricette più povere della cucina scaligera, nata per riciclare il pane diventato duro. Lo si metteva in forno per biscottarlo e poi lo si sbriciolava in una zuppa

(Foto Facebook)

Acqua, patate, zucca, cipolla soffritta, lardo, pomodoro e pane biscottato. Tutto cotto in una pentola sola che doveva sfamare tutta la famiglia. È questo il panmojo o pan mojo, uno dei piatti tipici della tradizione più povera della cucina veronese. I più poveri addirittura lo facevano senza patate né zucca e con lo scalogno al posto della cipolla. Una zuppa che serviva per ammorbidire il pane diventato col passare dei giorni troppo duro. Buttare via il cibo, però, è peccato anche oggi, figuriamoci nei secoli scorsi quando la maggior parte dei veronesi pativa la fame. E così, ci si ingegnava per trovare ricette in cui inserire ingredienti che da soli erano difficili da mangiare. E il pane raffermo era uno di questi ingredienti. Ma per non sprecarlo lo si poteva grattugiare e con un po' di brodo e pepe nasceva la pearà. Oppure lo si poteva biscottare e poi sbriciolare e da pane duro diventava pane mollo, il panmojo.

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