Strano ma vero: il furto di un sasso di Verona, la restituzione e le scuse

Nell'aprile del 1997 Verona riceve una lettera dal Canada. A scriverla è Gordin Iskiw, residente a Edmonton. La busta contiene una pietra su cui qualcuno ha scritto "Verona" con la penna e nella lettera il signor Iskiw chiede scusa per il furto del sasso compiuto da sua figlia

Il Balcone di Giulietta

La storia di Verona è piena di aneddoti insoliti e non bisogna per forza tornare indietro di tanti secoli per scoprire fatti ancora capaci di strappare un sorriso.

Siamo nell'aprile del 1997 e la città di Verona riceve una strana lettera dal Canada. A scriverla è un certo Gordin Iskiw, residente a Edmonton. La busta contiene una pietra anonima, su cui qualcuno ha scritto "Verona" con la penna. Nella lettera, il signor Iskiw chiede scusa per il furto compiuto da sua figlia. La giovane infatti era venuta in Italia per studiare ed era tornata a casa con un sasso preso come souvenir da Verona. Solo che lei questa pietra non l'ha comprata in un negozio, l'ha presa da non si sa dove e questo per il padre è intollerabile. La ragazza ha rubato una parte della città, che l'uomo ha inteso restituire con tanto di scuse.

Il gesto del signor Gordon Iskiw è stato ovviamente apprezzato dalla città che però si è trovata nell'imbarazzo di capire dove riporre la pietra, dato che non si sapeva da dove la ragazza canadesse l'avesse presa.

Un episodio insolito, che però ha riacceso l'attenzione sulla cura dei monumenti cittadini. Emerge infatti il problema della casa e del balcone di Giulietta, danneggiati in più punti proprio da turisti che volevano portarsi a casa un ricordino. Si vede che i genitori di questi turisti non erano rigorosi come il signor Iskiw.

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