Cronaca del secolo scorso: l'omicidio di Guglielmina Strapparava

I suoi resti furono ritrovati nel Canale Camuzzoni nel maggio 1949. Un triste caso di femminicidio. La donna infatti fu uccisa e fatta a pezzi dal compagno violento e geloso

Canale Camuzzoni

Il XX secolo a Verona è cominciato con la triste morte di Isolina Canuti e purtroppo neanche cinquant'anni dopo quel cruento fatto di cronaca, ne capitò un altro molto simile, sempre a Verona.

Il corpo di Isolina fu ritrovato nell'Adige, mentre il 7 maggio 1949 fu nel canale Camuzzoni che venne ritrovata la gamba di una donna, nettamente recisa dal resto del corpo. Col passare del tempo, in una cesta e in una valigia le forze dell'ordine trovarono il resto del cadavere, senza braccia e senza testa. Tre giorni più tardi, sempre il canale Camuzzoni restituì le braccia.

Non fu necessaria la testa per permettere ad alcune donne di riconoscere una loro amica che sembrava sparita. Gli investigatori hanno potuto così dare un nome al cadavere. Era Guglielmina Strapparava, 52enne di origine friulana. Viveva in via Valverde dove si guadagnava da vivere come affittacamere.

Partono così le indagini fra i conoscenti di Memi, nomignolo con cui era la vittima di quello che pare a tutti gli effetti un omicidio con tentativo di occultamento di cadavere. Guglielmina Strapparava era una donna tranquilla, precisa, che non dava problemi o preoccupazioni ad amici o vicini. La donna però non viveva sola, ma era l'amante di un ex maresciallo 47enne, Alessandro Marchese.

A differenza di Guglielmina, Alessandro Marchese qualche problema lo aveva creato. L'uomo aveva messo su famiglia a Genova, ma per dei problemi con la legge era scappato via, trovando rifugio da un parente della moglie, da cui però non si era separato. 

Memi e Alessandro si conoscono attraverso un annuncio personale sul giornale. La loro storia però non è idilliaca a causa del carattere violento dell'uomo, che soffre terribilmente di gelosia. Una storia d'amore nata nel 1947 e trasformatasi presto in una storia di sopraffazione, con Alessandro Marchese che oltre a picchiare spesso la donna, approfitta del lavoro di lei per farsi mantenere. 

Passa una settimana dal primo ritrovamento e Alessandro Marchese viene arrestato. Le forze dell'ordine lo torchiano. Il presunto colpevole prova a difendersi, ma la sua è soltato una fitta serie di bugie, che cadono una dopo l'altra grazie alle dovute verifiche. Messo alle strette, Alessandro Marchese confessa, ma dice che l'occultamento di cadavere non è responsabilità sua e accusa Stefano Denaro.

Stefano Denaro è un ex di Guglielmina. I due sono rimasti in ottimi rapporti e questo Alessandro Marchese non riusciva a sopportarlo. Il reo confesso dell'omicidio di Guglielmina Strapparava prova così ad infangare il nome di quello che ai suoi occhi era l'amante della sua donna. Stefano Denaro si dichiara subito innocente ed estraneo ai fatti, ma dovrà aspettare più di un anno per essere scagionato e riabilitato del tutto. Nel 1951 arriva la condanna definitiva a 30 anni per Alessandro Marchese, per un crimine che adesso verrebbe descritto come un femminicidio. Memi infatti avrebbe voluto troncare del tutto la relazione con Alessandro Marchese, che non solo avrebbe perso la sua compagna, ma anche la sua fonte di reddito. 

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