I vecchi rimedi delle nonne della Lessinia: l'erba catiorà

Veniva utilizzata e ancora oggi la si usa in Lessinia per curare diversi tipi di mali, dalle infiammazioni ai raffreddori

Stachys recta (Foto Wikipedia)

Nel veronese è nota anche con i nome di "erba de la madòna" perché per poter ottenere il massimo dei suoi benefici bisognava raccoglierla tra il 15 agosto, festa dell'Assunzione della Madonna, e l'8 settembre, giorno in cui si ricorda la natività della Madonna. È molto probabile che si tratti della pianta Stachys recta, nota anche come siderite, ma ci sono persone che individuano la catiorà con la Nepeta cataria, alias erba gatta.

L'erba catiorà veniva utilizzata e ancora oggi la si usa in Lessinia per curare diversi tipi di mali, dalle infiammazioni ai raffreddori. Dopo averla raccolta, era necessario farla essiccare in un luogo buio e asciutto. La catiorà secca si prendeva in un pugno e la si immergeva in due litri di acqua bollente per 18 minuti. Con quell'acqua, poi, si andava a massaggiare la parte del corpo che faceva male. Nel caso di un raffreddore si passava sul naso dal basso verso l'alto. Le applicazioni non dovevano mai essere di numero pari e dovevano essere minimo tre per fare effetto. Inoltre, era importante farle prima di andare a dormire. Per liberare il naso, si poteva anche respirare l'acqua bollente con dentro la catiorà, ma almeno per 15 minuti.

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