Leggende e miti della provincia di Verona: la donna selvatica di Roverchiaretta

Era un'anguana, un mostro per metà donna e per metà serpente, e si cibava dei bambini che gironzolavano da soli vicino all'Adige tra Roverchiaretta e Bonavigo

L'argine dove si dice viva la donna selvatica (foto gmaps)

Ogni località ha la sua creatura mostruosa. Le creavano i genitori per intimorire i figli e in questo modo evitare che si allontanassero troppo da casa e si perdessero. A furia di parlarne, questi mostri sono diventati leggendari. Vivono generalmente in zone di confine o in territori poi inglobati dai paesi. Bastava un bosco o un luogo selvatico e subito si raccontava che quel posto era abitato da streghe o diavoli che rapivano i bambini.

Sono nati cosi la vecia barbantana, il tarabel, le rogge, le strie. Ed è nata così anche la donna selvatica che viveva sull'argine dell'Adige tra Roverchiaretta e Bonavigo. Veniva chiamata la Bestia e la sua rotonda tana era in un bosco vicino al fiume. Non parlava, ma urlava come un animale e le sue urla gelavano il sangue dalla paura. 

La donna selvatica di Roverchiaretta era un'anguana, un mostro per metà donna e per metà serpente, anche se nessuno ovviamente l'ha mai vista. Si sentiva solo il suo verso quando si cibava dei bambini che gironzolavano da soli vicino all'Adige. 

Un'altra leggenda sulla Bestia dice che seppelliva le ossa dei bambini mangiati e da quelle ossa nascevano le piante di sanguinella.

In Evidenza

I più letti della settimana

Torna su
VeronaSera è in caricamento