Antiche e intramontabili tradizioni: Brusar la Vecia

L'accensione di questi falò ha origini antecedenti al cristianesimo e ha avuto sempre un significato propiziatorio per il futuro

Un groviglio di tradizioni resistenti al tempo e al fuoco. Passano i secoli, cambiano i miti, eppure l'accensione del falò all'inizio è una tradizione che (in questo caso è più che giusto dirlo) non si spegne. Al massimo si modifica, ma rimane fortemente radicata nel Nord-Est dell'Italia.

È un rito precedente al cristianesimo e che poi con il diffondersi della nuova religione ha trasfigurato i suoi particolari pagani ed è stato fatto proprio dalla tradizione cristiana. 

Inizialmente era un semplice falò. I contadini bruciavano la legna vecchia come rito propiziatorio in quel periodo dell'anno che solitamente seguiva la semina. Addirittura al fuoco venivano attribuite qualità divinatorie. A seconda della direzione del fumo e delle scintille del falò, si poteva prevedere come sarebbe stato il raccolto. Ogni territorio poi ha il suo modo di interpretare questi segni. Per alcuni, le scintille verso ovest sono un buon segno, per altri invece è il contrario.

Con l'arrivo della cristianità, questi falò hanno assunto un richiamo alle vicende di Gesù. Potevano essere dei fuochi che illuminavano la via ai Magi per la festa dell'Epifania, oppure servivano alla sacra famiglia in fuga verso l'Egitto.

In ogni caso, questi fuochi hanno sempre mantenuto il loro valore scaramantico. La simbologia del fuoco che brucia il vecchio per lasciare spazio al nuovo diventa decisamente forte all'inizio dell'anno, quando si tende a voltare pagina per una nuova ripartenza. E il passato che simbolicamente muore nel rogo è rappresentato dalla vecia, un fantoccio che poi col tempo è stato associato alla Befana. 

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