Martedì, 26 Ottobre 2021
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Brevi aneddoti sugli artisti veronesi: Girolamo dai Libri e il conte di Cariati

Al pittore, simpatizzante dei veneziani, fu chiesto di cambiare le insegne del palazzo del Podestà per inserire quelle austriache. L'artista lavorò controvoglia e una sua frase rischiò di costargli caro

Girolamo dai Libri, noto anche come Girolamo da Verona è stato un pittore rinascimentale vissuto tra il 1474 e il 1555. Si può dire una vita lunga e tutto sommato piacevole, dato che alcuni cronisti del tempo lo ricordano come un uomo con cui era piacevole stare in compagnia. Nato e morto a Verona, di Girolamo si conosce anche la simpatia per la dominazione veneziana, tanto che si racconta un aneddoto che risale agli anni in cui la città fu conquistata per un breve periodo da Massimiliano I d'Austria. L'imperatore aveva come consigliere Giovanni Battista Spinelli Conte di Cariati e proprio a questo conte aveva affidato il governo di Verona.

L'aneddoto racconta che il Conte di Cariati chiese a Girolamo di modificare l'esterno del palazzo del Podestà di piazza Dei Signori, togliendo i simboli di Venezia ed inserendo quelli austriaci. Non si sa bene se Girolamo accettò per denaro o sotto minaccia, ma era chiaro che l'impegno che metteva in quel lavoro era molto basso. Dipingeva controvoglia, il povero Girolamo, e una volta se ne uscì con una frase in latino che suona più o meno così: "Dureranno poco tempo". Le sue parole furono udite e il pittore fu portato di fronte al reggente della città che ne chiese il significato. Girolamo, ovviamente, si riferiva agli invasori austriaci non poteva dirlo davanti a loro perché altrimenti avrebbe potuto anche perdere la vita. Così davanti al Conte di Cariati, l'artista veronese dovette inventarsi una scusa. "Confesso di aver detto quelle parole - disse Girolamo - E le ripeto ancora. Le vostre insegne non dureranno perché mi sono stati dati dei pessimi colori che non resisteranno all'aria e alla pioggia". Il conte, pensava di trovarsi di fronte ad un nemico dell'imperatore e in fondo aveva anche ragione, ma la scusa di Girolamo funzionò e il governatore di Verona lo graziò.

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