Uccelli da richiamo al buio ed in gabbie non idonee, denunciato cacciatore

I carabinieri di San Bonifacio e le guardie zoofile Enpa di Verona sono intervenuti a Belfiore, dove un 60enne non si curava dei propri animali, lasciandoli malati ed in gabbiette troppo piccole

Uno degli animali sequestrati

Ha toccato anche la provincia di Verona, l'operazione «Liberi di volare» che ha coinvolto 450mila uccelli da richiamo e più di 35mila cacciatori.
In un paio di mesi, le guardie zoofile dell'Enpa (ente nazionale protezione animali), insieme ad alcune forze di polizia, hanno sequestrato animali che sarebbero stati detenuti a vita in gabbiette talmente piccole da non potere nemmeno aprire le ali. E le guardie zoofile avrebbero certificato anche altre torture a cui gli uccelli erano sottoposti: dalla detenzione al buio allo spennamento a vivo nei mesi estivi per sfalsargli il ciclo biologico e farli cantare in autunno, alla mancanza totale di cure veterinarie, alla detenzione in luoghi sporchi.
I proprietari di questi uccelli sono stati denunciati a vario titolo per detenzione di animali in condizioni incompatibili con la propria natura, maltrattamento di animali, falsificazione o mancanza di sigilli e violazione delle leggi che tutelano la fauna selvatica. E tra i denunciati c'è anche un cacciatore veronese.

Guardie zoofile ENPA Verona agiscono su mandato del PM-2
(Zampa rovinata di un uccello tenuto in pessime condizioni)

IL CASO VERONESE

È stato disposto dal pubblico ministero Eugenia Bertini il decreto di ispezione, perquisizione e sequestrio nei confronti di un cacciatore 60enne residente a Belfiore. Le iniziali del suo nome sono L.M.. Il decreto è stato eseguito dai carabinieri di San Bonifacio e dalle guardie zoofile Enpa di Verona.
La perquisizione è avvenuta domenica 23 agosto e nelle disponibilità dell'indagato sono stati trovati uccelli segnalati al buio; una ventina di tordi sasselli e bottacci, cesene e merli, erano detenuti nelle gabbiette non idonee in un piccolo sgabuzzino al piano interrato. La successiva verifica veterinaria ha portato alla luce dei problemi di salute su quasi tutti gli animali: la cosiddetta «rogna delle zampe», arti paralizzati, tumori, dita delle zampe mancanti, cecità ed un tordo bottaccio costretto a trascinarsi sul fondo della gabbia perché aveva perso l'uso della zampe. Ovviamente, nessuno degli animali era mai stato visitato da un veterinario ed alcuni di loro non avevano l'anello di identificazione, oppure lo avevano ma contraffatto. Impressionante, infine, quanto rinvenuto in uno dei congelatori del 60enne: centinaia di uccelli spiumati e quasi trenta lepri.
Per L.M. è stato confermato l'impianto accusatorio della Procura, con l'aggiunta del reato di falsificazione degli anelli di riconoscimento. Tutti gli animali sequestrati sono stati trasportati con un mezzo climatizzato messo a disposizione da Enpa.

Guardie zoofile ENPA Verona agiscono su mandato del PM

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Renzo Rizzi, ispettore regionale delle guardie Enpa Veneto, in merito a tutti i sequestri ha dichiarato: «Nell'operazione, prima di muoverci abbiamo lavorato molto sulla documentazione da presentare alle procure. Doveva essere completa e inattaccabile. Constatare che lo Stato c’è ed è pronto a perseguire i reati in quanto tali, indipendentemente dalla loro natura, è una cosa estremamente positiva. Non è facile comprendere perché una persona maltratti i suoi animali, probabilmente perché tenerli sacrificati in questo modo è una tradizione ultra centenaria. Questi uccelli, presumo che il cacciatore li veda solo come delle cose inanimate da usare quando servono. Diversamente non si spiegherebbe perché non pensi minimamente al loro benessere. Il quadro legislativo è chiaro, questi animali non devono più essere maltrattati. Se i cacciatori vorranno utilizzarli dovranno metterli nelle gabbiette esclusivamente per il trasporto e l'uso, al ritorno vanno liberati in voliera, o in spazi che gli permettano il volo; un po' come si fa con il cane. Il maltrattamento o le mancate cure degli animali configurano dei reati. E al cacciatore conviene mettersi in regola immediatamente in quanto come abbiamo oramai appurato nei sequestri effettuati, dalla verifica veterinaria sugli animali emergono altri reati, primo fra tutti le mancate cure, ma anche la falsificazione o la mancanza degli anelli identificativi che aggraveranno la posizione. Quello che lascia sconcertati è la mancanza di informazione o le informazioni fuorvianti che vengono fornite delle associazioni venatorie, in quanto in questi casi, le persone asserivano di non sapere che questi comportamenti fossero vietati e di non avere avuto nessuna indicazione in questo campo. Anzi, durante questi primi sequestri esponenti di spicco delle associazioni venatorie e i loro politici di riferimento hanno dichiarato pubblicamente che non esiste questo problema, che il cacciatore può continuare a comportarsi allo stesso modo. Eppure nei siti delle associazioni venatorie si trova in bella mostra la giurisprudenza univoca che condanna quei mezzi di tortura».

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