Coronavirus, la crisi della cultura: «L'arte è educazione alla bellezza, purtroppo in Italia è un passatempo»

Intervista a Andrea Manganotto, attore, cantante e pianista veronese

Andrea Manganotto

Il mondo si è fermato e con lui anche l'arte.

«Non sono sicuro che potremmo riparlare di concerti dal vivo prima del 2021» - dichiara Ferdinando Salzano, a.d. di F&P,società leader in Italia nel booking e nell'organizzazione di eventi dal vivo, in un'intervista a Vanity Fair.

Questa è la triste realtà che colpisce tutti e che non ha avuto pietà nemmeno per il mondo della musica e della danza, che solitamente ci accompagna nei momenti di gioia e ci culla negli attimi di tristezza. Ma questa volta non possiamo trovare conforto nemmeno nell'arte, perché questo tremendo virus ci ha colpiti tutti, nessuno escluso!

Abbiamo deciso così di dar voce a chi sta vivendo questa situazione da vicino, ad un artista veronese a tutto tondo, ad Andrea Manganotto.

Chi è Andrea Manganotto

Classe 1985. Attore, cantante e pianista. Ha iniziato la carriera nel 2007 debuttando con l’opera popolare Giulietta e Romeo di Cocciante. Diplomato poi in canto barocco e rinascimentale. Insegnante di canto e recitazione. Ha lavorato con registi come Micha Van Hoecke e Wayne Fowkes. Collabora come cantante e attore a livello regionale con Ippogrifo Produzioni e Casa Shakespeare, a livello nazionale con SDT eventi per la tournée (che doveva ripartire a maggio) del musical “Il libro della giungla” con Juliana Moreira. Iscritto a Doc Servizi ed Educational da diversi anni. «Disoccupato dall’inizio dell’emergenza sanitaria. Non faccio lezioni di canto online perché le ritengo inadatte».

Prima dell'emergenza, di cosa ti occupavi?

Nel 2007 ho debuttato nel mondo professionale dello spettacolo con “Giulietta e Romeo” di Riccardo Cocciante e da allora continuo a lavorare nel mondo dello spettacolo come attore, cantante e musicista. Dopo aver conseguito il diploma in canto barocco e rinascimentale al conservatorio di Verona ho iniziato anche ad insegnare canto e recitazione.


Quali cambiamenti ha portato al tuo lavoro l'emergenza covid-19?

La perdita di tutto il lavoro, senza nessuna eccezione. Da inizio emergenza, essendo stati noi artisti i primi a dover fare un passo indietro, ho perso circa 30 spettacoli tra concerti, teatro, musical ed eventi vari che avevo con Ippogrifo Produzioni, Casa shakespeare e la produzione del musical “Il libro della giungla” con cui ero in tournee assieme a Juliana Moreira. Anche a livello di insegnamento mi sono completamente fermato non avendo nemmeno dato la disponibilità ad effettuare lezioni di canto online.

Perché ritieni che le lezioni di canto online siano inadatte?

Quando parliamo di una lezione di canto, e quindi non parliamo di una lezione di ear training, composizione o teoria della musica (materie altrettanto importanti ma “altre” e complementari al canto), abbiamo bisogno della presenza fisica dell'allievo davanti a noi. Un valido vocal coach deve poter vedere al meglio il proprio allievo per notare anche le più piccole tensioni muscolari che non consentano una corretta emissione. Inoltre le complesse condizioni di connessione spesso compromettono la corretta valutazione degli elementi ritmici, fonatori e interpretativi.

Cosa ne pensi della situazione spettacoli dal vivo?

Se già l'industria dello spettacolo viveva, in tantissimi settori, di una forte crisi, ritengo che questa emergenza sanitaria possa rappresentare un punto di non ritorno per molte realtà professionali se lo Stato non permetterà a tali realtà di accedere a dei fondi che li possano tutelare nella ripartenza. La professione artistica in Italia è spesso considerata allo stesso livello di un semplice passatempo, di una attività da dopolavoro, o, ancora peggio, come un elemento cui un Paese come il nostro può fare a meno per diversi mesi.

Quando credi che si tornerà alla normalità? Vedremo ballerini muniti di mascherine, come avviene in Cina?

Non sono ottimista in questo senso. Gli spettacoli sono una fonte insostituibile di “assembramento” perché da sempre mettono in comunicazione frontale gli artisti con gli spettatori. La distanza sociale imposta dalla situazione sanitaria è un elemento di forte contrapposizione con il nostro mondo. Il teatro in streaming è una soluzione provvisoria, che potrebbe anche diventare un elemento innovativo per le menti creative, ma non potrà mai sostituire completamente la fisicità della relazione che si instaura col pubblico. Sinceramente spero che le maschere vengano utilizzate sempre e solo come uno degli elementi della Commedia dell'Arte.

Come vedi il futuro per artisti come te?

Purtroppo vedo molto egoismo nel mio settore. Ognuno cerca solo di tirare acqua al proprio mulino, criticando molto e proponendo poco. La mia grande speranza è che, per una volta, questa situazione possa unire i professionisti dello spettacolo. Deve però essere chiaro, a livello nazionale, che la cultura è educazione alla bellezza. Non dimenticherò mai i volti commossi e le domande entusiaste di quaranta ragazzi delle medie che hanno assistito, grazie alla loro scuola, ad una replica di “Romeo and Juliet”. La cultura, in tutte le sue forme, deve essere sostenuta, alimentata e curata come un fiore delicato e non solo come un elemento complementare del turismo o dell'enogastronomia. 

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